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Da Shanghai – Davidovich Fokina: «Lui era ovunque, ho continuato a crederci». Jódar: «Ho dato tutto, ma oggi non era destino» (Video Finale)

18/10/2026 14:43 1 commento
Alejandro Davidovich Fokina ESP, 1999.06.05 - Foto Getty Images
Alejandro Davidovich Fokina ESP, 1999.06.05 - Foto Getty Images

Alejandro Davidovich Fokina festeggia il primo Masters 1000 della carriera, Rafael Jódar lascia Shanghai con una finale e diverse indicazioni per il futuro. Dopo il successo del malagueño per 1-6, 7-6(5), 6-4, i due spagnoli hanno raccontato le proprie sensazioni: il vincitore in conferenza stampa, il finalista in zona mista.
Davidovich ha ripercorso il lavoro svolto durante i due mesi lontano dalle competizioni, ringraziando il proprio gruppo e la moglie. Jódar ha riconosciuto la superiorità del connazionale nei momenti decisivi, senza nascondere la soddisfazione per la settimana disputata.

Davidovich Fokina: «Non avrei mai immaginato due titoli dopo due mesi fuori»
Appena uscito dal campo, Davidovich non aveva ancora avuto il tempo di realizzare pienamente il significato del successo e di una trasferta cinese conclusa con i titoli di Chengdu e Shanghai.
«Non proprio. Non riesco a descrivere a parole quello che ho ottenuto in questa parte di stagione in Cina. Non avrei mai immaginato di conquistare due titoli dopo essere rimasto fuori per due mesi».

Il primo pensiero è andato alle persone che lo hanno accompagnato durante l’assenza dal circuito.
«Sono davvero, davvero felice. Credo che il mio team mi abbia spinto molto. Quando ero a casa ci sono stati momenti difficili e loro mi hanno spronato tantissimo. Sapevano che potevo raggiungere risultati di questo tipo. Sono molto grato per quello che hanno fatto, perché hanno creduto in me. E, naturalmente, mia moglie mi ha sostenuto ogni giorno per due mesi: non è facile».
Poi una battuta sui festeggiamenti, condizionati dalla partenza imminente:
«In questo momento non riesco a descrivere ciò che provo. Sono molto felice. Adesso ho un volo. Speravo di poter bere parecchio oggi, ma non sarà possibile».

«Cinque, sei, sette ore al giorno per farmi trovare pronto»
Gli è stato chiesto se ricordasse una conversazione particolare con il proprio gruppo prima del ritorno alle competizioni e quale fosse lo stato d’animo con cui aveva affrontato la trasferta asiatica. Davidovich ha preferito mantenere riservati i contenuti dei colloqui.
«Naturalmente sono cose private, quindi non dirò che cosa mi hanno detto. La mentalità che dovevo avere dopo quei due mesi fuori è stata oggetto di una conversazione privata, perciò non vi racconterò nulla».

Ha invece descritto l’intensità della preparazione:
«L’atteggiamento era quello della preparazione di novembre: lavorare cinque, sei, sette ore al giorno, dando tutto per essere nelle migliori condizioni fisiche e mentali possibili. Questa era la motivazione».
La finale: «Nel primo set non vedevo spazi, lui era ovunque»
Dopo cinque finali perse, Davidovich ha vinto le ultime tre disputate. Questo, però, non gli ha impedito di avvertire la tensione contro Jódar.
«Oggi ero più contratto, più nervoso. Lui ha iniziato molto bene. Nel primo set non vedevo spazi per trovare un vincente. Era ovunque. Serviva molto bene e rispondeva molto bene».

Anche quando il connazionale si è portato avanti di un break nel secondo set, il futuro campione ha cercato di rimanere dentro la partita.
«Stavo cercando di fare del mio meglio. Nel secondo set lui era avanti di un break, ma io ho continuato a credere in me stesso e a cercare che cosa potessi fare per togliergli il servizio».

Davidovich era consapevole che anche Jódar avrebbe dovuto gestire il peso dell’occasione.
«Era la sua prima finale Masters 1000 e sapevo che non sarebbe stato facile nemmeno per lui. Sarebbe stato nervoso, magari avrebbe commesso un paio di errori che prima non aveva fatto».
Da qui la scelta di insistere sulla durata degli scambi e sulla componente atletica.
«Dovevo semplicemente restare lì, continuare a credere in me stesso su ogni palla e cercare di farlo correre. Alla fine, nel terzo set, si poteva vedere che fisicamente iniziava ad avere dei crampi. La mia chiave oggi è stata rendere la partita fisica: era la mia unica possibilità».

«Adesso voglio festeggiare. Per due o tre giorni niente tennis»
Alla domanda sugli obiettivi per il finale di stagione, anche in prospettiva Coppa Davis, Davidovich ha rimandato ogni riflessione sportiva.
«Naturalmente la stagione non è finita, ma adesso non voglio pensare alla prossima settimana. Voglio soltanto festeggiare questa vittoria con il mio team e godermi il momento».
Il programma immediato prevede il rientro a casa, prima di tornare a preparare il prossimo appuntamento.
«Tra due ore prendiamo l’aereo, quindi arriverò a casa domani, dopo un mese qui senza vedere la mia famiglia e mia moglie. Non voglio pensare al tennis per i prossimi due o tre giorni, voglio soltanto godermi tutto questo. Poi andrò a Basilea e vedremo che cosa succederà, ma adesso non voglio pensarci».

Jódar: «Non ho vinto, ma sono contento di come stanno andando le cose»
Rafael Jódar ha aperto il proprio incontro con i giornalisti riconoscendo il valore del percorso compiuto a Shanghai, pur dopo una finale sfuggita quando si trovava avanti di un set e di un break.
«È stata una grande settimana. Ho giocato tante partite. Ci sono molte cose da migliorare per il prossimo torneo. Oggi non sono riuscito a vincere, ma sono comunque contento di come stanno andando le cose per me».
Nell’analisi della rimonta avversaria, il madrileno ha sottolineato soprattutto il rendimento nei punti importanti.
«Anche lui stava giocando bene. Nel secondo set ci sono stati piccoli dettagli nei quali ha fatto meglio di me: credo sia questo il motivo per cui è riuscito a recuperare. Poi il terzo set è stato molto equilibrato e sulle palle break ha giocato meglio lui».

«Era un’altra partita di tennis: volevo godermi il momento»
La prima finale Masters 1000 non aveva modificato il modo in cui Jódar aveva vissuto l’attesa. Interrogato sulle sensazioni della vigilia e sui pensieri prima di entrare in campo, ha risposto:
«No, era la stessa cosa, un’altra partita di tennis. Ho cercato soltanto di godermi il momento e l’incontro. Ho dato tutto, ma oggi non era destino».

Il legame con la Virginia: «Sarò sempre grato per quell’anno»
L’ultima domanda ha riguardato i rapporti con gli ex compagni e gli allenatori dell’Università della Virginia, rimasti parte della sua vita anche dopo il passaggio al circuito professionistico.
«Sì, sono ancora in contatto con loro. Ho un ottimo rapporto con tutti i miei compagni e anche con gli allenatori. Quando ne ho la possibilità e ho un po’ di tempo libero, cerco di chiamarli o persino di andare a trovarli, perché ho tanti bei ricordi del periodo trascorso in Virginia. Sarò sempre grato di aver passato un anno lì».



Francesco Paolo Villarico


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1 commento

Betafasan 18-10-2026 15:27

Bravissimo Jodar ! Sarà per il prossimo hihihihi

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