Julian Ocleppo si racconta: «Il tennis mi manca ogni giorno. Ho nascosto troppo a lungo di non stare bene»
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Julian Ocleppo ha scelto di raccontare la sofferenza che accompagna la sua vita dopo l’addio al tennis professionistico. Il giocatore classe 1997, figlio di Gianni Ocleppo, ha pubblicato su Instagram una lunga riflessione sugli infortuni, sulla fine di una carriera interrotta contro la propria volontà e sulle difficoltà legate alla salute mentale.
Un messaggio nel quale ripercorre il distacco dallo sport a cui aveva dedicato gran parte della propria vita, ammettendo di aver nascosto anche alle persone vicine quanto fosse difficile affrontarlo.
«Ci sono cose che per tanto tempo ho tenuto dentro, forse per vergogna, forse per paura di essere giudicato, o forse semplicemente perché non ho mai avuto il coraggio di ammetterle nemmeno a me stesso».
Ocleppo parte dalla propria esperienza di atleta, senza attribuirsi traguardi che non sente di aver raggiunto, ma riconoscendo quanto profondo fosse il legame con il tennis. Un rapporto costruito attraverso allenamenti, sacrifici e tentativi di ripartenza, fino a quando i problemi fisici hanno reso impossibile continuare.
«Gli infortuni, le operazioni, le riabilitazioni e tutte quelle volte in cui ho dovuto ricominciare da zero mi hanno tolto molto più della possibilità di giocare. Mi hanno tolto, poco alla volta, una parte di me».
La carriera si è fermata quasi due anni fa, senza una conclusione realmente scelta. Nel suo racconto non emerge un singolo momento in cui tutto è finito, ma una successione di ostacoli e speranze progressivamente ridotte.
«Forse la cosa più dolorosa è stata proprio dover accettare quella fine lentamente, un infortunio dopo l’altro, una speranza dopo l’altra, senza un momento preciso in cui capire che fosse davvero finita».
Dopo essersi fermato, Ocleppo ha cercato di convincere gli altri e sé stesso di aver accettato il cambiamento. Oggi riconosce che quelle rassicurazioni non corrispondevano a ciò che provava.
«Da allora ho continuato a ripetere a tutti, e soprattutto a me stesso, che non mi mancava. Che avevo accettato tutto, che ero andato avanti. La verità è che ho mentito. E continuo a farlo».
La mancanza riguarda la competizione, ma anche la struttura che la vita da professionista dava alle sue giornate: prepararsi, inseguire un risultato, sapere dove indirizzare le proprie energie.
«Mi manca ogni singolo giorno. Mi manca quella vita, mi manca avere un obiettivo, mi manca svegliarmi sapendo per cosa stessi lottando».
Il passaggio a una quotidianità diversa ha avuto conseguenze che soltanto con il tempo è riuscito a riconoscere. Ocleppo spiega di aver sottovalutato la difficoltà di quella transizione e di aver attraversato un malessere che, tuttavia, considera più ampio della sola fine della carriera.
«Negli ultimi anni la mia salute mentale è diventata sempre più fragile. Ho iniziato a combattere battaglie che nessuno vedeva, nascondendomi dietro sorrisi, risposte di circostanza e continui “va tutto bene”, quando dentro di me andava tutto tranne che bene».
Nel messaggio racconta anche di aver intrapreso un percorso di psicoterapia, inizialmente accompagnato dalla sensazione di stare meglio. Successivamente le difficoltà sono tornate, incidendo sulla motivazione, sugli interessi e sulla capacità di affrontare le giornate.
A chi gli è rimasto accanto dedica un ringraziamento particolare. Ricorda gli allenatori, la famiglia e le persone che hanno creduto nel suo percorso, soffermandosi soprattutto su chi ha riconosciuto il suo disagio senza chiedergli di spiegarlo.
«Quelle che, con piccoli gesti e una presenza discreta, mi hanno fatto sentire un po’ meno solo anche nei momenti in cui non riuscivo a spiegare nemmeno a me stesso cosa stessi provando».
Ocleppo riconosce inoltre le difficoltà che il proprio malessere può aver creato nei rapporti personali e chiede scusa a chi può aver ferito o allontanato. Non propone risposte definitive né tempi certi per stare meglio: sceglie, intanto, di parlare apertamente di ciò che sta vivendo.
«Forse queste parole sono semplicemente il mio primo tentativo di smettere di nascondermi. Di ammettere che non sto bene, che sto facendo più fatica di quello che immaginavo».
La speranza con cui conclude riguarda anche chi potrebbe riconoscersi nella sua testimonianza: «Se queste parole riusciranno a far sentire anche solo una persona meno sola, allora averle condivise avrà avuto un senso».
Francesco Paolo Villarico
TAG: Italiani, Julian Ocleppo

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Forza Julian! La tua sincerità è commovente. La tua sensibilità è e sarà un valore aggiunto,anche quando potrebbe sembrare il contrario…
Le mal de vivre è un male sottile costante pericoloso che è vecchio quanto l’uomo dal tedium vitae di Lucrezio al malessere senza motivi apparenti che troviamo nella poetica di Eugenio Montale.
Forza Ocleppo devi trovare in te stesso la chiave per uscirne , non esistono frasi ,discorsi, bacchette magiche. Deve scattare un click che spenga il primo click da cui è partito tutto. Si può uscirne. Forza.