Tra tatuaggi e infortuni, Sonay Kartal si sta riprendendo tutto e punta al 1000 di Wuhan
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Una brutta frattura da stress alla schiena, una carriera autofinanziata, un amore viscerale per i tatuaggi e un piglio in campo da veterana dei grandi palcoscenici, in faccia al ranking di 170 WTA: tutto questo e molto di più è Sonay Kartal, finalista a sorpresa del WTA 1000 Wuhan, e giocatrice con classifica più bassa arrivata all’atto conclusivo in questa categoria di tornei dal 1991. Si potrebbe pensare ad una tennista in trance agonistica, che vive la “settimana della vita”, per poi rischiare concretamente di scomparire nel nulla. Errato. La britannica tutto anticipo e colpi fantastici nonostante misure lontanissime dalle “giganti” che ormai imperano sul tour femminile è giocatrice con una storia molto particolare ma dotata di vero talento e potenziale da top 30, quando in salute.
Sonay a Wuhan si è fatta largo battendo tenniste di grande profilo come Anhelina Kalinina (n. 48), Belinda Bencic (n. 12), Jasmine Paolini (n. 33), Elina Svitolina (n. 6) e, infine, Jelena Ostapenko in semifinale, sconfitta per 7-6(9) 7-6(5) in un match ad altissima tensione agonistica. Lei sembra quasi non curarsene, con l’attitudine fredda di chi riesce a farsi scivolare i momenti duri del match pensando solo al suo gioco. Il suo splendido sorriso a braccia alzate verso il suo angolo dopo che Ostapenko ha spedito il suo ultimo diritto in pieno corridoio è una delle foto della settimana in Cina, istantanea di un momento che la 24enne ha atteso da troppo tempo, impiegato soprattutto a riprendersi da vari malanni e un serio infortunio alla schiena.
Nata a Sidcup, sobborgo nel sud-est di Londra caratterizzato da case unifamiliari e palazzi storici degli anni ’30, vialetti alberati e ampi spazi verdi, Sonay ha praticato molti sport fin da piccolissima, cercando di sfogare la sua naturale energia e voglia di agonismo e sognando i grandi stadi per un futuro nello sport. “Da bambina praticavo anche calcio e cricket, ma dal momento in cui mi sono dedicata al tennis ho sempre avuto la sensazione che fosse lo sport più adatto a me. Ho sempre pensato di essere una giocatrice un po’ diversa dalla maggior parte delle ragazze con cui sono cresciuta”, raccontava nel 2025 alla BBC, sottolineando come abbia finanziato personalmente gli inizi della propria carriera. “I miei genitori hanno sacrificato la loro vita affinché potessi provare a realizzare il mio sogno”.
Oggi molti appassionati l’hanno scoperta – magari nel match vinto nettamente contro una Paolini irriconoscibile – ma in realtà il nome della Kartal non è spuntato dal nulla. Allenata da Julie Hobbs, la sua prima coach, e da Ben Reeves, ha sviluppato rapidamente un tennis vario e dinamico, forte di una grande sensibilità nel tocco di palla e un naturale senso per l’anticipo che le consente di cambiare direzione allo scambio con facilità, passando da lento a veloce senza perdere misura; caratteristica questa che la distingue molto dal profilo medio imperante sul tour WTA, fatto da ragazze dotate di gran fisico che impongono alla palla la massima spinta ma senza variazioni e che tendono ad andare in crisi e sbagliare quando l’avversaria è una tipo Sonay, capace di reggere da fondo campo grazie alla sua velocità con i piedi e rimettere palle diverse e insidiose.
Il suo palmarès comprende un titolo WTA conquistato a Monastir nel 2024, arrivato subito dopo il terzo turno raggiunto a Wimbledon da qualificata e da numero 298 del mondo. I risultati più importanti della sua carriera risalgono al 2025. Sull’erba londinese ha raggiunto gli ottavi di finale, ottenendo anche una vittoria contro Ostapenko e salendo fino al 44° posto del ranking mondiale nel mese di luglio. Sempre nel 2025 ha centrato i quarti di finale del WTA 1000 di Pechino, eliminando lungo il percorso Daria Kasatkina (n. 20) e Mirra Andreeva (n. 5). Il ritiro negli ottavi di finale di Indian Wells 2026 contro Elena Rybakina, sul punteggio di 6-4, 4-3 in favore della kazaka, l’ha costretta a fermarsi per sei mesi a causa di una frattura da stress alla schiena.
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Un altro elemento che rende Kartal una figura particolare è la passione per i tatuaggi. Nel 2025 ne aveva già 14. Uno di questi celebra il suo esordio sul Centre Court di Wimbledon, con un disegno raffigurante tuoni e fulmini. Sulla sua pelle è inciso anche il numero 329, un riferimento alla sua prima convocazione in Billie Jean King Cup, così come il ricordo del suo primo cane, un golden retriever. E poi ci sono quattro parole: «Show must go on», lo spettacolo deve continuare. “Sono una mia passione, non lo nego” afferma Sonay.
Lo spettacolo potrebbe essere molto interessante nella finale del 1000 di Wuhan, perché a contenderle il titolo trova un’altra esordiente in una finale di questo livello, la polacca Maja Chwalińska (n. 22), reduce dalla sorprendente finale raggiunta al Roland Garros e sua volta giocatrice cerebrale, tattica, capace di produrre un tennis complesso. Per la prima volta nella storia dei WTA 1000, introdotti nel 1988, la finale vedrà affrontarsi due giocatrici alte meno di 1,65 metri: Kartal misura 1,63 m, Chwalińska 1,64 m. Del resto “Nella botte piccola c’è il vino buono…”
Marco Mazzoni
TAG: Marco Mazzoni, Sonay Kartal, WTA 1000 Wuhan 2026

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Beh, la sorprendente britannica, scesa fino alla posizione n. 170 del ranking Wta a causa di un infortunio di inizio anno allorquando era n. 54 del Mondo, in questo torneo Wta 1000 di Wuhan oltre ad aver nettamente battuto la Paolini ha anche fatto fuori l’ucraina Kalinina, la svizzera Bencic, l’altra più quotata ucraina Svitolina ed infine la lettone Ostapenko … mica bruscolini !
Tanto ho inteso sottolinearlo per spezzare una lancia in favore della nostra tennista, nonostante la deludente prestazione contro un’ispiratissima avversaria che fra qualche ora gioca per aggiudicarsi il titolo dell’importante torneo cinese.
Si narra anche che Sonay racconta barzellette sporche ai camionisti.
https://www.livetennis.it/post/450238 commento 2
Dice tutto la situazione,il livello che hanno!
Molto femminile