Da Shanghai ATP, Copertina

Da Shanghai – Zverev: “Troppi rimbalzi prima di servire, ci sto lavorando. Voglio vincere con il tennis”. De Minaur dopo il ko con Zverev: “Due brutti game hanno fatto la differenza. Dovevo sfruttare quelle seconde”. Davidovich Fokina “Volevo tornare soltanto al 100%”

15/10/2026 15:15 Nessun commento
Alexander Zverev nella foto - Foto Getty Images
Alexander Zverev nella foto - Foto Getty Images

Alexander Zverev conquista le semifinali di Shanghai, ma dopo il successo su Alex de Minaur parla anche di un’abitudine che vuole correggere. Il tedesco, vincitore per 6-4, 6-4, ha riconosciuto di far rimbalzare troppo a lungo la pallina prima di servire, spiegando di voler ridurre una routine diventata particolarmente evidente durante gli US Open.
Nelle dichiarazioni dopo la partita, Zverev ha affrontato anche il problema alla caviglia destra e il salto di qualità mostrato contro l’australiano.

“A New York ero arrivato all’eccesso”
Lo spunto nasce da una domanda sul breve scambio avuto con il giudice di sedia al termine dell’incontro.
“Mi stava dicendo di guardare lo shot clock quando servivo. Non so perché, ma quest’anno faccio rimbalzare molto la pallina”, ha raccontato sorridendo.
Zverev individua l’inizio di questa abitudine nella trasferta americana: “È cominciato agli US Open. Non so perché sia successo. Ne sono pienamente consapevole e sto cercando di lavorarci. Mi sembra una cosa un po’ superflua da parte mia.”
Il tedesco non conta i rimbalzi e comincia il movimento quando si sente pronto. Ora, però, sta cercando di intervenire.
“Se ci avete fatto caso, lo faccio meno rispetto a New York. Lì ero arrivato all’eccesso. Non me ne rendevo conto perché avevo il telefono spento e non guardavo i social. L’ho scoperto soltanto dopo e sto sicuramente cercando di lavorarci.”

“Non voglio distrarre gli avversari”
Per Zverev la questione riguarda anche il rispetto di chi si trova dall’altra parte della rete.
“Ci sono aspetti che riguardano la correttezza del gioco e il non distrarre l’avversario. Se faccio qualcosa che i miei avversari percepiscono come una distrazione, non voglio farlo. Voglio vincere con il tennis: è quello che faccio.”
Ripensando alla partita con De Minaur, ha spiegato di essersi sentito rapido tra un punto e l’altro, pur arrivando talvolta vicino al limite.
“Oggi, soprattutto nei miei turni di servizio, ero molto veloce tra i punti e spesso aspettavo che lui finisse di usare l’asciugamano. Quando era pronto mancavano, diciamo, dieci secondi. Poi facevo rimbalzare la pallina e seguivo la mia routine, che richiede un po’ di tempo, arrivando vicino alla scadenza dello shot clock. Se avessi cominciato prima, avrei avuto più margine.”

La caviglia destra: “Più la partita si allunga, più peggiora”
Il problema fisico non è ancora scomparso. Zverev ha chiarito che si tratta della caviglia destra e che l’intensità degli scambi incide sulle sensazioni al servizio.
“Più la partita va avanti, più la caviglia peggiora. Oggi sono riuscito a giocare così rapidamente da non dover affrontare scambi lunghi e tanti punti dispendiosi fisicamente.”
La prestazione contro De Minaur gli ha quindi permesso di limitare le sollecitazioni.
“È al servizio che sento maggiormente la caviglia, ma dipende dallo sforzo degli scambi precedenti. Se quello sforzo non c’è, mi sento meglio anche quando servo.”

Il livello cresce, ora Davidovich Fokina
Sul piano tecnico, Zverev si è detto soddisfatto dei progressi rispetto ai turni precedenti.
“Soprattutto da fondo è stata una buona partita. Su una superficie come questa lui è molto difficile da affrontare, perché è velocissimo e gioca molto piatto: la palla schizza parecchio sul campo. Oggi il mio livello è stato molto più alto rispetto alle ultime partite. Sono decisamente soddisfatto.”
In semifinale lo attende Alejandro Davidovich Fokina, avversario del quale riconosce l’ottimo momento.
“Sta giocando davvero bene, soprattutto qui in Asia. Ha vinto un torneo e adesso è in semifinale. Mi aspetto una partita di livello molto alto da parte sua e, spero, anche da parte mia. Non vedo l’ora di affrontare questa sfida difficile.”

De Minaur dopo il ko con Zverev: “Due brutti game hanno fatto la differenza. Dovevo sfruttare quelle seconde”
Alex de Minaur lascia Shanghai con il rimpianto delle occasioni mancate, ma riconosce il valore della prestazione di Alexander Zverev. Dopo la sconfitta per 6-4, 6-4 nei quarti di finale, l’australiano ha individuato nei due turni di servizio persi e nelle opportunità non sfruttate in risposta i passaggi decisivi dell’incontro.
Un’analisi breve e diretta, nella quale De Minaur alterna gli elogi all’avversario all’autocritica per alcuni punti che avrebbero potuto cambiare l’andamento della partita.

“Sascha ha servito e giocato a un livello altissimo”
Il primo pensiero dell’australiano riguarda la qualità del tennis espresso dal tedesco, particolarmente efficace nel proteggere i propri turni di battuta.
“Credo che Sascha abbia servito e giocato a un livello incredibilmente alto. Io ho disputato due brutti game al servizio e quella è stata la vera differenza.”
Un break per set è bastato a Zverev per costruire il successo. De Minaur non è riuscito a recuperare lo svantaggio, pur avendo avuto le proprie possibilità per rimettere in equilibrio il confronto.

Il rimpianto nel secondo set
L’australiano si è soffermato soprattutto sulle due palle break avute nella seconda frazione, entrambe giocate sulla seconda di servizio del rivale. Un’opportunità preziosa contro uno Zverev così incisivo alla battuta.
“Nel secondo set ho avuto quelle occasioni di break su due seconde di servizio, una cosa piuttosto rara, e avrei dovuto fare molto meglio. Ho sbagliato una risposta e non è abbastanza. In sostanza, è andata così.”
De Minaur non cerca attenuanti: il disappunto nasce proprio dalla consapevolezza di aver avuto una possibilità concreta senza riuscire a sfruttarla.
“Mi sono messo nei guai nei miei turni di servizio, ed è stata quella la differenza.”

“Ha preso l’iniziativa e giocato un tennis potente”
Nella lettura dell’australiano, Zverev ha saputo affiancare alla qualità del servizio un atteggiamento aggressivo, riducendo lo spazio a disposizione del rivale per incidere in risposta.
“Con il modo in cui Sascha serviva oggi era davvero difficile trovare un’occasione. Nel complesso, credo che abbia preso l’iniziativa e giocato un tennis molto potente.”
Il torneo di De Minaur si ferma dunque ai quarti. Restano i rimpianti per pochi momenti gestiti male, quelli che contro un avversario a questo livello hanno pesato sull’esito di entrambi i set.

Davidovich Fokina, dalla paura per la schiena alla semifinale di Shanghai: “Volevo tornare soltanto al 100%”
Alejandro Davidovich Fokina si gode la semifinale di Shanghai e racconta i mesi difficili che hanno preceduto il ritorno in campo. Dopo il successo per ritiro contro Arthur Gea, fermatosi sul 4-1 nel primo set, lo spagnolo ha parlato del problema alla schiena che lo ha costretto a saltare la tournée americana e delle riflessioni maturate durante la pausa.
Un periodo complicato, ma anche un’occasione per confrontarsi con la moglie e con il team sul modo in cui vuole vivere il resto della carriera.

“A Wimbledon ho continuato, ma non avrei dovuto”
Davidovich ha ricostruito l’origine dei problemi fisici, cominciati durante il torneo londinese.
“Ho avuto problemi alla schiena fin dalla prima partita a Wimbledon. Ho continuato a giocare, ma non avrei dovuto. Stavo giocando molto bene e non riuscivo a fermarmi.”
Gli accertamenti successivi hanno chiarito la situazione: “Ho fatto una risonanza e gli altri esami: avevo una protrusione, quasi un’ernia. Poi ho giocato a Umago, ma per la schiena non è andata bene. A quel punto abbiamo deciso di fermarci e recuperare come si deve.”
Lo spagnolo sperava inizialmente di poter disputare Cincinnati e US Open, ma ha dovuto rivedere i propri programmi.
“Sono rimasto tre settimane senza tennis, lavorando soltanto sul core e sugli addominali per la schiena. Riprendere e ritrovare il cento per cento non è facile. Non volevo andare a Cincinnati al cinquanta per cento: volevo essere al massimo al mio ritorno, come è successo a Chengdu.”

La difficoltà di guardare gli altri da casa
L’assenza dalle competizioni ha richiesto pazienza anche sul piano mentale.
“È stato molto duro, perché volevo giocare la tournée americana: mi è sempre piaciuta. Ma la schiena non era pronta quando provavo a giocare i punti. È difficile vedere gli altri arrivare alle fasi finali mentre sei a casa a guardare.”
Davidovich ha cercato di accettare i tempi del recupero, trovando sostegno nella vita quotidiana.
“Alla fine fa parte di un percorso, tanti giocatori attraversano situazioni simili. Ho cercato di mantenere la calma. Stare a casa con mia moglie non è stato poi così male, perché normalmente ci passiamo poco tempo. Due mesi con lei, con il cane e con il team sono stati belli, anche se naturalmente avrei voluto giocare.”

“Voglio esprimere me stesso”
Durante quello stop, lo spagnolo ha riflettuto anche sull’atteggiamento da portare in campo.
“Ho avuto molto tempo per pensare a come migliorarmi durante le partite. Ne ho parlato tanto con mia moglie e con il team: se ho ancora dieci anni di carriera, che cosa voglio dimostrare a me stesso e agli altri?”
La risposta riguarda soprattutto la libertà di esprimere il proprio tennis: “Adesso voglio esprimere me stesso, giocare come desidero e mostrare al mondo chi sono.”

Il ritiro di Gea: “Mi dispiace, volevo misurarmi con lui”
La soddisfazione per il risultato di Shanghai si accompagna al dispiacere per la conclusione anticipata dei quarti.
“Mi dispiace per Arthur. Stavo giocando bene e volevo disputare una bella partita contro di lui per capire a che punto fossi. Naturalmente, dopo due incontri molto duri, una partita così breve mi permette di recuperare. Sono felice di essere in un’altra semifinale, anche per tutte le persone del mio team.”
Davidovich ha spiegato di non aver capito subito quale fosse il problema del francese, nemmeno quando è stato richiesto il fisioterapista.
“Non sai mai che cosa stia succedendo. Anch’io ho chiamato il fisioterapista due volte questa settimana per una questione legata a una crema: poteva essere qualcosa del genere.”
Dopo la ripresa ha però percepito le difficoltà del rivale: “Ha sbagliato in rete un diritto aggressivo e ho pensato che qualcosa non andasse. Ho cercato di farlo giocare per vedere come si muoveva.”

“Dopo Tiafoe e Hurkacz non mi serve altro ritmo”
Alla domanda sul rischio di perdere ritmo giocando poco tra i quarti e la semifinale, Davidovich ha risposto sorridendo.
“Pensate che abbia bisogno di altro tennis dopo Tiafoe e Hurkacz? Io non credo. Ho giocato abbastanza: il mio corpo ha bisogno di recuperare.”
La priorità diventa quindi conservare le energie per il prossimo incontro.
“Oggi avrò utilizzato forse il quindici o venti per cento delle mie energie. Il team sa che avevo bisogno soprattutto di recuperare. Non voglio consumare energie inutili: voglio arrivare in semifinale al cento per cento, mentalmente e fisicamente.”



Marco Rossi


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