Juan Cruz Martin Manzano, dalla nazionale argentina Under 12 alla finale di Bari: una storia passata da Rosario, Jesi e Pavia
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La prima finale Challenger ha acceso i riflettori su Juan Cruz Martin Manzano, ma la sua storia comincia molto lontano dalla terra battuta di Bari. Il mancino classe 2004, oggi in gara per l’Italia, ha costruito il proprio percorso attraverso la formazione giovanile in Argentina, il trasferimento nelle Marche e il lavoro a Pavia. Al Levante Open si è fermato davanti a Samuele Pieri, vincitore per 6-4 6-1, dopo essere partito bene e aver preso un vantaggio di 3-1 nel primo set. Per entrambi era la prima finale in questa categoria.
La sua infanzia tennistica si è svolta nella Pampa, a Intendente Alvear. Fu la madre Mariana ad avvicinarlo al tennis, portandolo nella scuola di un club a poche strade da casa. I risultati arrivarono presto: a otto anni era già numero uno della Pampa e dall’anno successivo cominciò a concentrarsi sui tornei nazionali.
Per progredire servivano però strutture diverse. Nella località in cui viveva mancavano campi in terra battuta e la famiglia iniziò ad accompagnarlo a Realicó, circa 80 chilometri da casa, tre o quattro volte alla settimana. Una routine proseguita per due anni, prima della scelta di cercare un centro dove potesse allenarsi con maggiore continuità.
Quel centro fu l’Academia Approach, nell’area di Rosario, diretta da Sebastián Bettiol. Nel 2016 Manzano viaggiava per allenarsi prima dei tornei nazionali; successivamente si stabilì a Rosario, ospitato da una famiglia legata all’accademia. Le giornate prevedevano doppie sessioni tra tennis e preparazione fisica, mentre gli studi proseguivano a distanza attraverso un programma accessibile ai giovani seguiti dalla federazione argentina.
Da giovanissimo fece parte della rappresentativa argentina. Nel 2016 era indicato come quarto giocatore della selezione per il Sudamericano Under 12 di Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia. Nel gruppo figuravano anche Lautaro Midón, Matías Juri e Justino Gómez Weiss, con Ignacio Asenzo capitano.
Il suo percorso nei tornei argentini continuò negli anni successivi. Nel marzo 2020 raggiunse la finale Under 16 del torneo regionale di Roldán, perdendo proprio contro Matías Juri; insieme a lui arrivò anche alla finale di doppio. È un altro passaggio della sua formazione nel sistema giovanile argentino, prima delle esperienze italiane.
Jesi è stata una tappa importante del suo arrivo in Italia. Già nel 2022 compariva nei tornei Open italiani come giovane proveniente dall’accademia jesina. Nel 2023 viveva e si allenava nelle Marche, mentre nei campionati a squadre difendeva i colori del Tennis Club Sale. In quella stagione raggiunse la finale dell’Open del Circolo Cittadino di Jesi e conquistò diversi successi nel circuito nazionale, tra cui quello di Civitanova Marche. Sempre nel 2023 arrivò il primo punto ATP, ottenuto nel torneo ITF di Perugia.
Il passaporto italiano era già documentato alla fine del 2022, quando il TC Sale annunciò il suo ingresso nella squadra per la stagione seguente.
La tappa successiva è la Motonautica di Pavia. Nel luglio 2024 Manzano viveva e si allenava nella città lombarda ed era parte della formazione che conquistò la promozione in Serie A2. Qui ha proseguito il lavoro con Mattia Livraghi, costruendo i progressi che gli hanno permesso di affacciarsi con maggiore continuità al circuito internazionale.
Il primo titolo ITF è arrivato il 10 agosto 2025 a Slovenska Bistrica, in Slovenia: nella finale contro Jan Kumstat era avanti 6-4 6-7(3) 4-1 quando il ceco si è ritirato. Il secondo successo è maturato nel luglio 2026 a Segrate, battendo Nicolas Parizzia per 6-3 6-4.
Nel mezzo, un’esperienza significativa al Foro Italico. Manzano ha superato le prequalificazioni degli Internazionali d’Italia 2026, battendo Perfetti, Noce, Piraino e Speziali e guadagnandosi una wild card per le qualificazioni. Contro Titouan Droguet ha poi perso 5-7 6-1 7-5, dopo aver conquistato il primo set. Il suo tennis mancino si sviluppa soprattutto attraverso il dritto, con un servizio cresciuto e una maggiore ricerca della rete per chiudere gli scambi.
Bari rappresenta ora un nuovo passo avanti. Il titolo è andato a Pieri, ma Manzano ha raggiunto per la prima volta l’ultimo atto di un Challenger, entrando nel torneo come alternate e superando in semifinale Matthew William Donald per 6-3 6-2. Dalla scuola tennis nella Pampa all’Academia Approach, poi Jesi e Pavia: il suo percorso racconta una crescita costruita attraverso trasferimenti, allenamenti e risultati progressivi. Una storia argentina nelle origini e nella formazione giovanile, diventata italiana nella sua attuale dimensione professionistica.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Italiani, Juan Cruz Martin Manzano

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È solo una questione di opportunità economiche.
Darderi è stato onesto e lo ha sempre dichiarato. Per la Davis a Torino indoor non credo venga convocato..
Il caso più incredibile rimane quello di Claverie.
Nei tornei rappresenta l’ Italia ma la Davis la gioca per il Venezuela!
Cioè : uno da giovane è argentino, poi italiano, poi magari torna anche argentino … ma siamo alle comiche.
No, ma io ero contento per Martin Vassallo Arguello, una grande brava persona, ma è una presa in giro noi che tifavamo per lui, con la bandiera italiana, l’inno di mameli suonato nelle cerimonie delle finali che giocava spesso nei challenger, e poi ? Tutto in archivio con sigla ARG.
E vabbè.
Sono Argentini, che giochino da argentini, tengano alta la bandiera argentina come sanno fare, senza avanti ed indietro. E questo vale anche per le altre nazioni. Prima russi, poi kazaki, prima canadesi, poi inglesi … mah !
E compreso Luciano Darderi, ma gli argentini stessi che vivono in Italia dicono ” siamo argentini, viviamo in Italia, come Darderi. Anche di più “.
Compresi altri sport : Camoranesi, Emerson, etc. etc.
Teniamoci questo torneo con Manzano italiano in finale, ma ovviamente io personalmente se in finale incontrasse un Gigante o un Guerrieri, tiferei per gli italiani italiani, non per gli italiani acquisiti. Non sarei neutrale in quel caso.