ATP 250 Hangzhou: finale tutta russa tra Medvedev e Rublev
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Tutto in famiglia, o quasi. Così si potrebbe apostrofare l’atto conclusivo del “AITO Hangzhou Open”, ATP 250 che insieme al gemello di Changdu ha inaugurato la stagione asiatica di tornei, visto che a giocarsi il titolo 2026 saranno Daniil Medvedev e Andrey Rublev, due giocatori non solo accomunati dalla provenienza ma soprattutto da un fortissimo legame di amicizia, praticamente fraterno. Due giovani che dai campetti di Mosca hanno fatto a braccetto tutta la trafila dei tornei giovanili e coltivato il sogno di diventare dei forti giocatori, riuscendoci a pieno seppur con declinazioni diverse. Tanto simili per quella personalità tutta russa che li rende affascinanti e allo stesso tempo incomprensibili, ma altrettanto diversi per stile di gioco, carattere generale e anche traiettoria di carriera visto che Medvedev ha trionfato in uno Slam e disputato altre finali, toccando anche meritatamente il n.1 ATP, mentre Rublev ha raggiunto “solo” la quinta posizione e, incredibilmente, non è finora mai riuscito ad infrangere la barriera dei quarti di finale nei Major, nonostante moltissimi tentativi (10) ed occasioni varie.
Ad Hangzhou erano i due favoriti del seeding e hanno rispettato il pronostico arrivando all’atto conclusivo. Medvedev si è imposto in semifinale sull’altro connazionale Safiullin, più solido e positivo nei momenti chiave del match (terribile l’ultimo game di Roman, sono disastri servendo sotto 5-4); Rublev invece ha regolato una delle sorprese del torneo, il francese Jacquet, senza troppi patemi dopo un primo set equilibrato. Per Daniil la vittoria su Safiullin segna anche una piccola pietra miliare: è la sua vittoria n.350 in match ufficiali disputati sul cemento, una cifra ragguardevole che conferma quanto in queste condizioni il russo sia da sempre uno dei più forti.
Dopo un periodo piuttosto lungo di appannamento, con risultati non in linea alla sua classe, l’uscita dalla top 10 e l’addio allo storico coach Cervara, Daniil dallo scorso autunno è tornato piuttosto competitivo: la vittoria al Almaty l’ha finalmente sbloccato (l’ultimo successo antecedente risaliva addirittura a Roma 2023) e da allora il moscovita ha ritrovato progressivamente un tennis assai più efficace e consistente, forte di un servizio di nuovo incisivo – non ancora come nei momenti migliori, tuttavia – e anche una verve difensiva che sempre l’aveva contraddistinto e che si era a dir poco affievolita in un caos disastroso condito da intemperanze non idilliache per un campione del suo livello. Quest’anno Medvedev ha vinto due titoli (Brisbane e Dubai), ha disputato un torneo super a Indian Wells battendo Draper e soprattuto Alcaraz, portando Sinner allo stremo per batterlo in finale (solo in due tiebreak). Buona anche la semifinale a Roma (ancora battuto da Jannik), poi un calo in estate, con risultati non eccelsi soprattutto sul cemento in Nord America, dove a US Open è stato estromesso negli ottavi da un gran Tiafoe. Ora va a caccia del terzo trofeo dell’anno e lo farà contro l’amico di sempre, Andrey.
Locking in another final 🔒
Medvedev beats Safiullin 7-5 6-4 to set up a title clash with Rublev!@atptour #HangzhouOpen pic.twitter.com/X857TpeQv9
— Tennis TV (@TennisTV) September 28, 2026
Rublev non ha tratto la spinta sperata dalla curiosa collaborazione con Marat Safin (scagli la prima pietra chi ipotizzava Marat come coach…). Il due volte campione Slam a dir suo sta provando a pungolare e stimolare a più non posso il suo assistito, anche con scherzi non leggerissimi… il tutto per scrollare di dosso quella negatività e tensione emotiva che ormai lo rende schiavo e perdente in troppe occasioni. Nel 2026 è arrivato un titolo a Bastad (battendo Darderi in finale, tra l’altro) ma il ranking langue al n.28, e non da oggi. A Barcellona ha disputato un buon torneo, battuto in finale da Fils, e a Roma i quarti (L. Sinner), ma la sensazione è che ormai Rublev faccia terribilmente fatica a reggere quel livello e intensità che l’avevano issato al n.5 del mondo cinque anni fa. Troppe memorie negative e l’impossibilità di dare una svolta tecnica reale ad un gioco tanto intenso quanto monocorde, e per questo prevedibile.
Daniil e Andrey hanno disputato 9 match ufficiali, e il bilancio è di 7 a 2 per Medvedev. Curiosamente non giocano contro da quasi 3 anni e l’unica finale che hanno disputato risale a Dubai 2023, con “Meddy” dominante (6-2 6-2). Non resta che attendere l’esito della finale di Hangzhou, sarà comunque una partita interessante, tra due amici veri (Andrey è il padrino della figlia di Daniil), ma anche ricca di nostalgia e, forse, qualche rimpianto per due carriere eccellenti ma dalle quali entrambi non hanno forse tratto il massimo.
Marco Mazzoni
TAG: Andrey Rublev, ATP 250 Hangzhou 2026, Daniil Medvedev, Marco Mazzoni

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4 commenti
@ Detuqueridapresencia (#4689722)
Beati gli Ucraini
bentornati
La Cina è forse l’unico posto dove i russi possono avere una pervenza di tifo a favore
Beati i Russi