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Open Court: Djokovic, piccoli segnali di “allarme”? (di Marco Mazzoni)

15/09/2016 16:01 27 commenti
Novak Djokovic classe 1987, n.1 del mondo
Novak Djokovic classe 1987, n.1 del mondo

Parigi -> New York sono circa 7h e 30 di volo. Nel tennis la distanza tra Parigi e New York è di tre mesi, passando per l’erba di Wimbledon e l’estate del cemento USA. Quest’anno anche attraverso le Olimpiadi di Rio. Tre mesi in cui è successo molto e cambiato altrettanto rispetto a quello che si poteva immaginare tornando indietro alla prima domenica di giugno, seduti sul Chatrier. Sono passati “solo” tre mesi dalla vittoria di Djokovic a Roland Garros, da quel successo che apriva al serbo non solo le porte del club più esclusivo del nostro sport, ma anche la strada ad un Grande Slam stagionale tutt’altro che impossibile. Addirittura per molti l’impresa appariva quasi “scontata”, vista la superiorità dimostrata da Novak fino a quel momento della stagione. Poi, all’improvviso, boom. Qualcosa si guasta. Qualcosa si inceppa. Un Wimbledon “choc” che chiudeva di fatto il sogno Slam; colpo di coda con una solida vittoria a Toronto, subito intristito da una sconfitta immediata e bruciante alle Olimpiadi di Rio per mano di Del Potro; niente Masters 1000 a Cincinnati per preparare al meglio US Open, che termina in modo assai doloroso (in tutti i sensi…). Ed a dirla tutta, con un tabellone più “normale”, probabilmente il Djokovic di Flushing avrebbe rischiato la sconfitta ben prima della finale, visto che il livello del suo gioco è stato assai inferiore ai suoi giorni migliori. Altro che Grande o Golden Slam, addio dominio, almeno per ora.

Da quel Roland Garros, cosa è cambiato? Forse qualche segnale di un Djokovic un filo “al limite” già era arrivato? Forse sì. Piccole cose, dettagli. Ma la sensazione di dominio, di totale controllo del campo, del gioco e dell’avversario era via via scemato in stagione. Non solo nella finale di Roma, dove Novak era apparso troppo nervoso, così al limite da esplodere per ogni granello di terra che gli girava storto sotto le suole… In lui probabilmente covava una sensazione di urgenza, del Roland Garros che si avvicinava e delle energie fisiche e mentali che iniziavano a segnare rosso. Di una chance quasi irripetibile da non mancare. Non l’ha mancata, la coppa dei Moschettieri tanto sognata è nella sua sterminata bacheca, ma poi non è stato più lo stesso. Ha vinto di meno, non ha più dominato. Tanto che alla vigilia di US Open alcuni parlavano addirittura di Murray come vero favorito, sulla scia di Wimbledon e dell’Oro olimpico.

Lungi da me parlare oggi di un Djokovic in crisi, in calo. Anche per un atleta straordinario come lui un momento di stop può arrivare, ancor più dopo mesi e mesi di prestazioni di una continuità mostruosa; ma le sensazioni dal campo sono state chiare: da Wimbledon in poi il n.1 non è stato quasi mai al massimo fisicamente, e ben poco tranquillo in campo, visto che le due componenti nella sua prestazione vanno a braccetto da sempre.

Questo l’aspetto che vorrei approfondire in questo contributo sul campione serbo, il rapporto strettissimo tra la sua “quasi” invincibilità mostrata negli ultimi anni e la massima efficienza fisica e mentale. Djokovic è stato dominante dal 2014 (come nel 2011) non tanto per una superiorità tecnica sui rivali ma per la sua incredibile efficienza atletica & mentale che gli ha permesso di massimizzare la sua prestazione alle condizioni di gioco attuali, piuttosto lente ed assai uniformi. Nessun altro giocatore è riuscito ad abbinare qualità (perché intendiamoci, Djokovic sa giocare eccome a tennis!) a tanta quantità e intensità. Queste le due parole magiche nel tennis di Nole: quantità ed intensità. Per esprimere il suo tennis così completo e travolgente in progressione, il serbo necessita della migliore condizione fisica. E’ una legge che vale per tutti, ma ancor più per Novak, talento straordinario più sul lato motorio che squisitamente tecnico. Solo con velocità, potenza e grande reattività Djokovic riesce ad esaltare le proprie qualità. Solo quando il suo corpo sostiene al meglio la sua naturale elasticità riesce ad anticipare l’arrivo della palla e gli consente di scaricare swing potenti e precisi, il tutto con “mostruosa” continuità. Solo quando il suo corpo risponde al meglio riesce a tenere ritmi così alti con una continuità ed intensità sconosciuta agli altri, diventando quasi imbattibile. Per mesi e mesi vedere il suo tennis ti dava la sensazione di una “macchina infernale”, di un muro inscalfibile. Troppo forte in difesa, bravissimo a ribaltare gli scambi. Troppo duro per perdere nel braccio di ferro, troppo intenso perché un rivale, anche di qualità, potesse insinuarsi in una minima pausa e prendere possesso del gioco. Le rare sconfitte di Novak dal 2014 sono quasi tutte arrivate in momenti in cui ha tirato il fiato, o non stava bene fisicamente; oppure ha trovato un rivale dotato di enorme qualità, potenza e sfrontatezza, come Wawrinka ad Australian Open 2014, Roland Garros 2015 e la finale di pochi giorni fa a NYC. Wawrinka, in tutte queste vittorie, è stato bravissimo a giocare il suo miglior tennis, che può travolgere chiunque, ma anche a far sentire la sua presenza in campo, facendo capire a Novak che di pura difesa non l’avrebbe superato, costringendo il serbo a cambiare qualcosa nel suo tennis di spinta e progressione a basso rischio.

Pare che il piede di Novak non sia realmente messo bene, e che necessiti di un piccolo intervento curativo. Niente di grave, tornerà prestissimo, e sarà ancora l’uomo da battere. Si era parlato per lui nell’estate anche di qualche problema alla spalla (tanti i massaggi in campo), al collo, alla schiena. Tutte piccole cose, niente di allarmante, ma sono forse il segnale di un fisico che inizia a diventare più fragile, più logoro dopo oltre 10 anni di carriera al vertice. Nonostante qualità innate di elasticità e resistenza è normale che sia così per un atleta che ha chiesto tantissimo al suo corpo, che ha spinto la sua macchina-corpo al limite. Forse oltre. E’ prematuro immaginare un Novak in ribasso, ma la logica mi spinge a pensare che se gli acciacchi del serbo inizieranno a diventare più frequenti, o se il suo corpo non riuscirà più a mantenere quei livelli superiori di quantità di prestazione e di intensità, si potrebbero aprire scenari nuovi per il vertice ed i grandi tornei. La mia sensazione personale è che Djokovic, più di altri campioni, quando non si sente al meglio sul lato atletico perde moltissima della sua efficacia perché entra in un circolo di rabbia – frustrazione – blackout assai vistosi, che lo portano a commettere errori tattici vistosi; inoltre, eccetto il suo straordinario rovescio, non ha un’arma tecnica a cui aggrapparsi con cui fare punti facili ed uscire dalle fasi delicate degli incontri. Novak, forte dell’enorme intensità e forza in progressione, ha forse fin troppo “standardizzato” il suo tennis nel giocare all’80% della sua velocità in progressione, per sfiancare il rivale e trovare un’apertura in cui entrare, ma soprattutto forzando l’altro a sbagliare per uscire dalla sua morsa micidiale. Una condotta eccellente, ma che puoi sostenere solo quando sei fortissimo, al top. Nelle recenti sconfitte, è stata evidente questa situazione: ogni volta che ha provato ad uscire da quello schema accelerando i tempi o provando soluzioni più aggressive, i risultati sono stati modesti. Tanti errori, posizioni di campo difficili da difendere con attacchi affrettati. Insomma, uscire dalle sue granitiche certezze tattiche può costargli molto, nonostante la sua intelligenza e completezza tecnica.

Ripeto che questa analisi è figlia del momento che il n.1 sta attraversando, un momento poco brillante. Mi aspetto che Djokovic si riprenda, velocemente, e torni a vincere e convincere. Però è probabile che abbia già toccato e superato il picco massimo della continuità nella sua prestazione, e che un dominio così totale non torni più. Ipotesi al momento, non resta che valutare nei prossimi mesi che Djokovic avremo. Se riuscirà a ritrovare già in autunno picchi di prestazione atletica vicini al suo massimo, oppure se terminerà il 2016 “col freno a mano”, pronto a ripartire al massimo nella sua Australia, dove è quasi ingiocabile. Generalmente in autunno Djokovic è dominante, ed il Master da quattro anni è roba sua. Non resta altro che aspettare, con la speranza di vivere un finale di stagione di qualità, e chissà, altrettanto sorprendente.

 

Marco Mazzoni

@marcomazz


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27 commenti. Lasciane uno!

alexalex 16-09-2016 13:17

@ Raul Ramirez (#1694855)

Intanto tu continui a pensare che ci sia un solo uomo che sappia giocare a tennis! Magari un giorno capirai che non è così.

27
alexalex 16-09-2016 13:16

@ Tweeners (#1694865)

Sono d’accordo con te

26
oscar rabago 16-09-2016 13:13

Bravo MARCO

25
Insalatiera76 (Guest) 16-09-2016 13:08

@ Forza napo (#1695062)

C’entra come i cavoli a merenda

24
Insalatiera76 (Guest) 16-09-2016 13:07

Scritto da marco mazzoni
@ deuce (#1694642)
ciao, “in modo continuo” praticamente nessuno. E peggio con l’evoluzione (…o involuzione, dipende dai punti di vista) che ha avuto il tennis negli ultimi 10 anni, da quando è stato sciaguratamente rallentato/appiattito. Ma non è a quello che mi riferivo, quanto alla singola partita che gli si può mettere male, ed alla tendenza generale che potrebbe prendere la sua carriera se il fisico ha già dato ed inizia a calare. Djokovic, a differenza di altri campioni del recente passato, manca di un colpo a cui aggrapparsi quando il suo pressing non va. Non ha il servizio con cui fare i 35 aces; non ha un dritto con cui fare le buche, come fa DelPo ad es. oggi che quasi non gioca il rovescio; non può cambiare ritmo continuamente e scendere a rete in sicurezza… E via dicendo. saluti

Involuzione, secondo me. Complimenti ancora una volta per la lucidissima analisi (il giorno in cui Lei non scriverà qualcosa di inappuntabilmente logico e razionale rimarremo tutti a bocca aperta!)

23
Forza napo (Guest) 16-09-2016 11:14

Avessimo avuto un italiano che abbia fatto in carriera 6000 punti in una stagione

22
gisva 16-09-2016 07:28

Vincere Parigi è stato estremamente faticoso per lui.
Di fatto ha avuto impatti sul suo finale di stagione ed ora deve rifiatare. Prima di parlare di crisi aspetterei l’inizio della prossima stagione…

21
marco (Guest) 15-09-2016 21:45

Speriamo non sia un tiger woods 2

20
gigetto (Guest) 15-09-2016 20:55

@ Agatone (#1694729)

D’accordo con te! Cmq Wawrinka e’ l’unico il cui gioco puo’ mettere in crisi il Joker!

19
Tweeners 15-09-2016 20:49

Quello che Mazzoni ha segnalato e che condivido pienamente è l’abbinamento forza atletica/mente di ferro che Nole ha avuto nel 2015 e che ora non c’è più.
Già nel 2015 era andato molto vicino alla sconfitta in partite importanti (vedi Anderson a Wimbledon,Dolgopolov a Cincinnati) ma la totale fiducia della sua superiorità fisica lo rendevano infallibile nel giocarsi bene i punti importanti e vincere le partite.
Ora che il fisico sembra non essere al top anche quella sicurezza assoluta dei suoi colpi è venuta a mancare nei punti importanti e le sconfitte sono arrivate.
La cosa sorprendente a mio avviso non è che ciò è successo,ma la durata con cui Djokovic ha dominato il circuito vincendo ogni cosa.
Il suo gioco è basato solo sul contrastare la velocità di palla dell’avversario e sfiancarlo nello scambio senza veramente un colpo risolutore come invece i vari Nadal col dritto e Federer col servizio hanno (ovvio che i due hanno anche altri fantastici colpi,non fraintedetemi! 😀 ) .
Vedremo se Nole tornerà il mostro di prima o se, come penso accadrà, altri giocatori sapranno tenergli testa e ripetere l’impresa che quest’anno a Wawrinka,Querrey e Vesely è riuscita.

18
Raul Ramirez (Guest) 15-09-2016 20:42

“DJOKOVIC è stato dominante dal 2014 (e nel 2011) non tanto per una superiorità tecnica sui rivali ma per la sua incredibile efficienza atletica e mentale…”
Parole sante perfettamente adattabili anche ad un altro recente top player arrivato a 14 Slam di cui 9 Roland Garros…
Continuiamo a sperare che siano stati solamente due FENOMENI ATLETICI di quelli che ne capitano UNO ogni trent’anni, in questo caso DUE….

17
King_rogerthebest 15-09-2016 19:41

Scritto da alexalex
Più che segnali d’allarme io vedo un calo più che normale dopo quasi 2 anni di livello stellare! Accentuato dall’aver centrato un obiettivo che sfiorava l’ossessione! Secondo me Novak ha solo inconsciamente staccato un attimino la spina! E in modo del tutto comprensibile!

Sul fatto che possa essere calato leggermene dopo due anni al top condivido, ma secondo me non ha staccato la spina in quanto appagato, perché anche dopo avere vinto il Roland Garros c’erano le olimpiadi, altro appuntamento sempre sfuggito, e cincinnati unico mille che manca che ha saltato per prepararsi bene agli US dove malgrado in tabellone ultra favorevole ha steccato. Quindi calo di rendimento si, ma non appagamento per le vittorie secondo me

16
Luca96 15-09-2016 19:04

Dopo il RG,dopo il sogno del Grand Slam Novak si è un pò cullato..c’è stato qualche problemino fisico sicuramente,ma non sta dominando come un tempo. Importantissimi i tornei asiatici e il Master per vedere qual’è attualmente il suo livello:negli ultimi anni ha stravinto da Pechino al Master,vediamo quest’anno 😉

15
alexalex 15-09-2016 18:47

Più che segnali d’allarme io vedo un calo più che normale dopo quasi 2 anni di livello stellare! Accentuato dall’aver centrato un obiettivo che sfiorava l’ossessione! Secondo me Novak ha solo inconsciamente staccato un attimino la spina! E in modo del tutto comprensibile!

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Cataflic (Guest) 15-09-2016 18:31

Nole ha fatto quel che doveva fare…vincere il RG e adesso rifiata.
Tornerà quando le sconfitte inizieranno a bruciare e perderà la vetta.
Mi sembra il Lendl del 1988, stranamente anche l’età è la stessa….

13
Lo Scriba (Guest) 15-09-2016 18:26

@ deuce (#1694642)

Nel passato Sampras. Ha vinto l’US Open praticamente solo con il servizio.

12
Agatone (Guest) 15-09-2016 17:49

Djokovic è un fenomeno fisico, non tecnico. Non ha un colpo con cui può chiudere facilmente gli scambi. Sa fare tutto benissimo, di rovescio anche più di benissimo, ma è speciale nel modo in cui arriva sulla palline, meno nel modo in cui la tira, secondo me.
Per cui se cala fisicamente….

La mia idea è che in questo periodo non sia tanto calato fisicamente per questione anagrafica ma invece per questioni personali. Nella finale, nonostante avesse giocato la metà delle ore di Wawrinka sembrava lui dopo le due ore quello più provato.

11
Andi (Guest) 15-09-2016 17:28

Tutto dipende da questa ultima parte di stagione e dagli AO

10
Luca Martin (Guest) 15-09-2016 16:51

Analisi che condivido e che stranamente condividono in molti (avevo notato piu enfasi per i meriti di Wawrinka, nei post dei giorni scorsi)
Ho detto anch’ io le stesse cose. Aggiungo solo che Nole ha perso anche un po di coraaggio, gioca troppo in percentuale, affonda sempre meno.
Detto questo nessuno puo valutare anche le distonie familiari, perche ne sappiamo poco, sono poco eleganti da menzionare, ma incidono molto…

9
marco mazzoni (Guest) 15-09-2016 16:44

@ deuce (#1694642)

ciao, “in modo continuo” praticamente nessuno. E peggio con l’evoluzione (…o involuzione, dipende dai punti di vista) che ha avuto il tennis negli ultimi 10 anni, da quando è stato sciaguratamente rallentato/appiattito. Ma non è a quello che mi riferivo, quanto alla singola partita che gli si può mettere male, ed alla tendenza generale che potrebbe prendere la sua carriera se il fisico ha già dato ed inizia a calare. Djokovic, a differenza di altri campioni del recente passato, manca di un colpo a cui aggrapparsi quando il suo pressing non va. Non ha il servizio con cui fare i 35 aces; non ha un dritto con cui fare le buche, come fa DelPo ad es. oggi che quasi non gioca il rovescio; non può cambiare ritmo continuamente e scendere a rete in sicurezza… E via dicendo. saluti

8
jimbo (Guest) 15-09-2016 16:33

le analisi di marco sono sempre lucidissime e condivisibili, bravo !

7
francesco.giacomelli@virgilio.it (Guest) 15-09-2016 16:23

Ottima analisi, come sempre. Concordo, il suo picco massimo è stato raggiunto e quasi sicuramente non sarà nuovamente toccato. Sono altrettanto convito che avrà ancora due/tre anni di grandi successi sia perchè al momento il livello degli avversari gli permette e gli permetterà di rimanere al top sia per le sue straordinarie qualità.
Iniziata la “fase calante” della sua carriera ma sarà un calo molto lento. Lo vedremo alzare ancora trofei importanti.

6
Luca da Sondrio (Guest) 15-09-2016 16:22

Complimenti a Mazzoni per l’articolo. Analisi lucidissima. Perfetta, come sempre.

5
obione (Guest) 15-09-2016 16:22

Analisi perfetta da parte di Mazzoni sempre il top!

4
Leconte (Guest) 15-09-2016 16:20

Articolo interessante. In effetti potrebbe essere iniziata una nuova fase nel tennis maschile in cui non c’è un vero padrone.

3
deuce 15-09-2016 16:20

Mazzoni una domanda ma chi e’ quel giocatore quando non sta bene fisicamente possa continuare e dico in modo continuo a vincere match? nessuno…….

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Luca da Sondrio (Guest) 15-09-2016 16:09

Nessun segnale di allarme. Semplicemente il segnale che l’età avanza. Per tutti. Anche per Djokovic. E a 29/30 anni le prestazioni (tennistiche) iniziano inevitabilmente a calare. Per tutti. Anche per Djokovic.

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