La Coppa Davis della Gran Bretagna: il trionfo di un solo uomo?

12/12/2015 08:20 5 commenti
Andy Murray classe 1987, n.2 del mondo
Andy Murray classe 1987, n.2 del mondo

La vittoria della Gran Bretagna in Coppa Davis dopo una vita ha rappresentato una delle pagine più romantiche del tennis 2015, con un Paese in trionfo portato al successo da un top player capace di attirare su di sé spesso le luci della ribalta: Andy Murray pochi anni fa scandalizzò molti Inglesi esponendosi a favore dell’indipendenza della sua Scozia, forse mancò di tatto o di furbizia, ma va dato atto al britannico che difficilmente si nasconde dietro dichiarazioni di facciata.

Sappiamo bene come andò a finire quel referendum e oggi il trionfo Davis porta indelebilmente il nome di Andy, direi quasi esclusivamente il suo nome.
I detrattori del successo britannico e della manifestazione tutta si sono scagliati contro il fatto che la formula attuale della competizione possa permettere a una squadra nazionale di portarsi a casa la vittoria anche solo con un giocatore decisamente forte, un top player in grado di far pendere l’ago della bilancia dalla propria parte con i punti dei due singolari e quello del doppio. Per molti la Davis dovrebbe cambiare formula per rendere il tutto un po’ più…accattivante.

Una Coppa spalmata sempre nei week end (come accade attualmente) ma con 4 singolari giocati da quattro singolaristi differenti e un doppio giocato da una coppia non scesa in campo nelle partite precedenti, a conclusione magari dell’incontro come quinto e decisivo punto (sulla falsariga della Fed Cup), potrebbero rappresentare novità in grado di rimescolare le carte.

La Davis 2015 ha confermato lo status di grande campione di Murray, capace praticamente da solo di portare la Coppa a casa della Regina: non sarebbe però preferibile una manifestazione in cui l’equilibrio rappresenti una variabile interessante in grado di aumentare lo spettacolo, una competizione in cui avere nella propria squadra un super top player non dovrebbe mettere le cose in chiaro prima del loro svolgimento? È vero che nello sport le imprese di squadra spesso sono all’insegna di un giocatore che si eleva a campionissimo rispetto ai propri compagni di team, ma forse ci si dimentica che nell’Argentina di Maradona c’erano grandi giocatori oltre El Diez, che nei Chicago Bulls di Michael Jordan c’erano anche Scottie Pippen e Steve Kerr, un collettivo forte in cui la luce del proprio numero 1 poteva risaltare a meraviglia. Si può vincere da soli ma in compagnia il sapore è più dolce.


Alessandro Orecchio


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5 commenti

Kriss69forever 12-12-2015 17:37

Scritto da Fede-rer
Più procedeva con la lettura, più ero convinto di trovare, alla fine, il nome di Orecchio come autore dell’articolo…

Esattamente.

Un solo giocatore non vince la Davis, come non l’avrebbe vinta Andy senza l’exploit di Ward su Isner, o senza duo fratello Jamie accanto.

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Alecow 12-12-2015 15:05

Se avessimo un top-player italiano, e se la Davis l’avesse vinta l’ Italia sareste tutti qua a dire che la formula è perfetta così com’è, che la Davis è la manifestazione più importante a livello mondiale ecc ecc….ma fatemi il piacere va….

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Fede-rer (Guest) 12-12-2015 11:19

Più procedeva con la lettura, più ero convinto di trovare, alla fine, il nome di Orecchio come autore dell’articolo…

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Pelandrone (Guest) 12-12-2015 09:20

In uno sport di squadra non puo’ essere mai merito di uno solo (a meno che non sia superman, ma quello dei fumetti), ma qui oggettivamente almeno 2,5 punti su 3 sono suoi…

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l Occhio di Sauron 12-12-2015 08:28

sì, ha vinto lui da solo

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