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Open Court: la “salute” dei Master 1000, e qualche idea

13/03/2015 08:57 13 commenti
La salute dei Masters 1000
La salute dei Masters 1000

Marzo in calendario segna l’arrivo della primavera. Nel calendario tennistico marzo vuol dire cemento USA, con l’accoppiata Indian Wells – Miami. Quasi quattro settimane di grande tennis ai due estremi del paese, in due luoghi assai diversi tra di loro, quasi agli antipodi. Indian Wells è un’oasi quasi irreale nel deserto della California, luogo a suo modo unico dove lussureggiano ricchi pensionati attorniati da campi da golf e facilities a cinque stelle, con il tempo che pare quasi sospeso tra il cielo azzurro e l’aridità del deserto. Davvero l’opposto di Miami, avamposto yankee nel Caribe, dove i colori sono vividi quanto l’umanità della “ciudad mas latina”, ad animare una delle aree più movimentate, violente, complesse ed affascinanti del paese.

Indian Wells segna l’avvio del circuito Master 1000, fortemente voluto dall’ATP come vetrina massima del tour Pro, e secondo per importanza solo ai quattro Slam. Nove grandi eventi che hanno trovato una collocazione piuttosto stabile nell’annata tennistica, a confermare la volontà dell’associazione di consolidare questa struttura, alla ricerca di una crescita continua per avvicinarsi a qualità e blasone dei Majors. Tuttavia il gap tra il prestigio degli Slam e dei vari Master 1000 resta ancora piuttosto ampio, sia nell’immaginario degli appassionati che nelle priorità dei giocatori. Nessun tennista preferirà mai un titolo ad Indian Wells a quello di Parigi o US Open, nonostante un torneo come quello californiano sia amato dai campioni e molto seguito dal pubblico, o per quanto l’evento sia diventato ricchissimo grazie alle risorse sterminate del sig. “Oracle”.

Pur tenendo ben ferma la convinzione che gli Slam resteranno (almeno per un bel po’, probabilmente per sempre) irraggiungibili per storia, importanza e prestigio, spesso si parla di possibili novità, spostamenti e migliorie nel circuito Master 1000 nell’ottica di rendere meno ampio il divario con Wimbledon & C. Idee lanciate dai direttori dei tornei, membri dell’ATP o anche semplici addetti ai lavori. Per illustrarne alcune e magari lanciare qualche nostra ipotesi, ecco un piccolo viaggio in ognuno dei 9 Master 1000, cercando di spiegarne il momento, solidità ed ambizioni, proponendo anche qualche spunto delle parti in causa per immaginare possibili scenari nel prossimo futuro.

Indian Wells è oggi uno dei tornei più amati dai giocatori. Un evento che è riuscito a rilanciarsi alla grandissima dopo un periodo di crisi attraversato a metà anni ’90, quando dopo il “Williams gate” e la perdita di importanti sponsor fu sull’orlo del declassamento a favore dell’ambizioso progetto di investimento di Acapulco, sostenuto dai pesos dell’uomo più ricco del mondo (Carlos Slim). Il torneo di Charlie Passarell era praticamente spacciato, ma con un clamoroso colpo di teatro last minute l’ex giocatore trovò nuove coperture salvò la sua creatura, riuscendo a rilanciarla definitivamente e cedendola poi al magnate Ellison. Indian Wells ha appena inaugurato il secondo stadio oltre a nuovissime strutture collaterali, nessuno dei big si sogna di disertarlo, affascinati dal luogo e della sua accoglienza straordinaria. Improbabile che possa subire dei cambiamenti a breve, a meno che l’ATP non decida di rivedere totalmente la collocazione dei Master 1000 USA di primavera (indigesta a molti, e vero nodo dell’intero calendario stagionale).

Non così florido invece il momento di Miami. Il vecchio “Lipton” fu considerato per anni come “il quinto Slam”, torneo che ebbe il coraggio di proporre 128 giocatori, sfidando tutto e tutti. Purtroppo ha perso appeal, inversamente alla crescita di Indian Wells. Nonostante ospiti uno dei centri della USTA, negli anni ha ricevuto meno investimenti, con strutture sempre più vecchie e meno appetibili per pubblico e sponsor, che hanno iniziato snobbarlo; come alcuni big che preferiscono prendersi una piccola pausa prima di affrontare il tour de force dell’intensa stagione sul rosso europeo. Resta un torneo “solido”, ma assai meno di Indian Wells, e necessita di un rilancio “alla Indian”, se non vuole rischiare nel prossimo futuro di subire l’attacco da parte di qualche realtà emergente che vorrebbe far parte del tour 1000.

Dagli USA in aprile ci si sposta sul rosso di Monte Carlo, altro torneo che ha rischiato nel recente passato di esser clamorosamente estromesso dagli stessi Master 1000, tanto da perdere lo status di “obbligatorio”. Nonostante lo charme del luogo ed una storia antica, forse la sua data arriva un po’ troppo presto rispetto a Parigi, il vero appuntamento del rosso. Al momento non c’è alcun piano per spostarlo, anche se forse collocarlo una settimana più avanti rispetto ad oggi potrebbe essere una miglioria notevole per i big, che sfruttano le settimane precedenti per la preparazione. Soprattutto in un tour che necessita sempre di maggiori spazi commerciali e di logistica, soffre terribilmente i limiti del (bellissimo) Country Club, che non consentono migliorie radicali alle strutture. Il suo baluardo resta la tradizione, la posizione straordinaria ed il suo fascino retrò irresistibile (oltre che l’essere la residenza di molti giocatori), fattori che uniti a “buona politica” lo tengono al momento al riparo da brutte sorprese. Uno dei suoi limiti storicamente è sempre stato quello di non riuscire ad attrarre i campioni americani; ma ora che di big USA di fatto non ce ne sono, anche questo è un problema superato. In un mondo sempre più moderno ed attento ai dollari, la presenza di Monte Carlo dona al tour quel pizzico di romanticismo che non gusta affatto. Basta varcare le porte del Country per rendersene conto.

Madrid dei Master 1000 è il torneo più giovane, ma soprattutto ha una storia a se stante, tanto che potremo quasi definirlo “non spagnolo”. E’ in tutto e per tutto il torneo di Jon Tiriac, che da proprietario dell’evento decise di muoverlo dalla Germania, prima come indoor autunnale poi come evento su terra. Il cuore nevralgico del tennis iberico è sempre stato la Catalogna, ed il loro evento resta l’Open di Barcellona, che seppur affossato da una struttura vecchia e piccola per gli standard attuali resta il riferimento del tennis iberico, molto più della “volubile” capitale. Madrid è tra i 1000 il torneo di rottura, quello che ha sfruttato più di ogni altro la potenza del marketing e della provocazione, come il clamoroso e discusso tentativo della terra blu nel 2012 (terreni discutibili per la tenuta, ma che regalarono un’edizione divertentissima tanto erano veloci!). Però… con Tiriac al comando non mi stupirei nel leggere di un improvviso trasloco dell’evento verso un mercato più rampante, visto che di radici solide per ora non pare averne messe, e vedendo il baratro che si è creato dietro a Nadal e Ferrer in Spagna, con tante incognite sul futuro. Il vulcanico manager rumeno ha un fiuto per gli affari degno del miglior cane da trifola… Chissà che non stia già valutando altri lidi; e considerando i suoi molti affari in Germania, magari un clamoroso ritorno alle origini, visto che nel paese il tennis continua ad essere amato e potrebbe di nuovo crescere forte in caso di esplosione di Zverev, sfruttando pure il probabilissimo successo del nuovo torneo di Stoccarda pre-Wimbledon su erba. Oggi pare utopia, ma immaginate l’impatto pazzesco che avrebbe un Master 1000 su erba post Wimbledon a metà luglio…

Roma è il nostro grande evento, guai a chi ce lo tocca. Il torneo è cresciuto in modo esponenziale, sotto tutti i punti di vista. Va dato atto alla FIT di aver lavorato tanto e bene sulla struttura, sulla promozione, sul portare i ragazzini delle scuole tennis a vedere campioni e campionesse. Lo stadio è bellissimo (ma il tetto promesso?), l’area ogni anno ampliata e migliorata. Adesso si respira non solo la storia e bellezza di quel lembo di terra benedetto tra Monte Mario ed il Tevere, ma anche l’aria del grande evento internazionale. E l’aver relegato l’area Vip ad accessorio (quando per la “Roma bene” era quello il vero evento, e non il torneo…) è l’ulteriore vittoria sportiva dei nostri Internazionali, che non stanno affatto a guardare ma continuano ad essere molto ambiziosi. Personalmente non ho mai apprezzato l’inversione di data con Madrid, visto che da qualche stagione tra Roma e Roland Garros c’è una sola settimana. Troppo poco, tanto che i ritiri cautelativi per non compromettere il major parigino sono diventati più frequenti, come certe sconfitte accettate fin troppo allegramente… Più che di un cambio di data, si parla da tempo sulla possibilità di far diventare gli Internazionali un torneo da 10 giorni. Un’ipotesi fondata, confermata dallo stesso Presidente federale, che però necessita di un lavoro sul calendario che coinvolge anche altri tornei. E su questa ipotesi lavora anche Tiriac, per quello che potrebbe essere un testa a testa per nulla scontato. Potrebbe essere un’idea intrigante per un’ulteriore crescita del peso del torneo, oltre che per portare più gente e generare incassi da reinvestire nel settore tecnico del nostro movimento. Tuttavia oltre al rafforzamento degli Internazionali, sarebbe assai opportuno riuscire a riportare in Italia almeno un altro ATP e WTA, in modo da non concentrare tutta l’attività al massimo livello in una decina di giorni all’anno. Concludendo, la salute degli Internazionali è molto buona, forse mai stata così buona come adesso, quindi proprio per questo è il momento per rilanciare ed investire sul futuro, senza sedersi sugli allori.

E di buona salute godono anche i due Master 1000 nord americani estivi, anche solo per il fatto di esser naturalmente ideali a preparare gli US Open. Quello canadese ha trovato eccellente stabilità, con l’alternanza tra Montreal e Toronto tra maschile e femminile, e soprattutto con le rising star Raonic, Bouchard e Pospisil. Futuro e prosperità a medio termine sono assicurate. Anche Cincinnati è un classico, nonostante si disputi in una città tutt’altro che bella ed in un momento dell’anno in cui la calura è spesso impressionante. Impossibile pensare qualche tipo di novità per Cincy e Canada, a meno di improbabilissime novità su Flushing Meadows.

Se questi due tornei americani hanno più ambizione di consolidamento che di crescita, chi scalpita per diventare addirittura uno Slam o quasi è Shanghai. Non è mistero che chi comanda il mondo del tennis veda nell’Asia una sorta di “El Dorado”, un mercato potenzialmente sterminato e ancora assai vergine, in cui il tennis deve mettere radici e crescere. Si sta investendo pesantemente per far crescere la passione nell’utente medio, cinese e non solo, in modo da far sì che Shanghai & dintorni siano tornei non solo ricchi, con grandi strutture ed accoglienza deliziosa per i giocatori, ma anche amati/seguiti (spalti deserti = pessima immagine), e con un ritorno economico importante per le aziende. Shanghai ha provato nel recente passato a strappare lo status di Slam a Melbourne, che (per fortuna) si è difesa e salvata. In molti tuttavia parlano di prossimo “5° Grand Slam” in Cina come di una cosa imminente e praticamente ineluttabile. Ho mille riserve in proposito, per il semplice fatto che prima di ottenere uno status così importante sarebbe corretto che l’evento avesse alle spalle un seguito da 5° Slam, e non che questo venga di fatto imposto sperando di crearlo… Piuttosto uno scenario possibile in Asia è quello di Tokyo che, sulla scia della “Nishikori mania”, potrebbe rilanciare e cercare di ritornare al passato, quando in Giappone si disputò il Master o due tornei ATP, che erano di primissimo livello e qualità. Difficile però che Shanghai possa perdere la data a favore di Tokyo, o che i nipponici riescano strappare quella di Paris Bercy, altro torneo che si è costruito una solida storia e reputazione, e che spesso grazie ad una superficie piuttosto rapida è riuscito a realizzare sul piano tecnico un ottimo spettacolo. Inoltre il movimento francese è quello più strutturato ed efficiente, che merita assolutamente un Master 1000 oltre a Roland Garros e vari tornei ATP distribuiti in stagione. Pare utopia ipotizzare che la FFT (piuttosto influente a livello globale) si faccia “scippare” il secondo evento per importanza: hanno soldi, pubblico, tradizione, una base incredibilmente fertile e vivace.

Ricapitolando, la salute del circuito Master 1000 è piuttosto buona nel suo complesso, ma ritengo improbabile che nel medio-lungo periodo tutto resti invariato. Spostamenti nel calendario o di città sono possibili, visto che di pretendenti ad entrare nel club ce ne sono (Dubai, per esempio), o rivoluzioni in fattori contingenti come sponsor, ecc. potrebbero muovere lo status quo. Inoltre andrà anche verificata sul campo la reale intenzione di Chris Kermode (boss ATP) di aumentare progressivamente i monte premi dei 9 Master 1000; proposta annunciata in via quasi ufficiale, ma che ha provocato un’immediata reazione contraria di tutti i direttori degli eventi coinvolti, preoccupati – in tempi di economia globale non florida – sulla sostenibilità economica. Chissà che questo scenario non possa provocare qualche scossone inatteso.

Non che i Master 1000 siano eventi piccoli, anzi… sono ricchi, visibili, attesi e molto seguiti. Spesso riescono ad infrangere anno dopo anno i propri record di presenze ed incassi. Ma restando sul tema, cosa si potrebbe concretamente fare per aiutarli a crescere ancora? Sicuramente potrebbe aiutare una revisione generale del calendario tennistico. Una più razionale collocazione dell’intera stagione gioverebbe a tutti: Slam, Master 1000, ecc. La sensazione generale è che i Master 1000 resteranno sempre un gradino sotto ai Major, ma sarebbe ideale inserirli in un calendario che li veda ben distanziati tra di loro e tra gli Slam, visto che i tornei che vanno meglio sono quelli che godono di una data in qualche modo “privilegiata”, abbastanza lontana dagli Slam (e dal Master), oppure ideale loro preparazione. Roma, per esempio, ad una sola settimana da Parigi non va affatto bene; come non andava bene Bercy appena prima del Masters. Questo potrebbe essere l’intervento più intelligente: razionalizzare l’intera annata seguendo criteri logici e logistici in spostamenti, sequenza di superfici e categoria dei tornei; il tutto partendo dagli Slam e quindi collocando i vari Master 1000, e via via a cascata gli ATP 500 e 250 a riempire i vari tasselli liberi.

Vedrei inoltre con interesse anche una crescita del numero dei Master 1000, magari 11 o 12 in totale, inserendo in questo circuito d’elite alcuni paesi emergenti e che hanno fame di tennis (Brasile, Giappone, altri), o premiando movimenti che si meritano per storia e vitalità un torneo di questa importanza (esempio: un Master 1000 in Australia in preparazione agli Open di Melbourne).

Altro fattore interessante potrebbe essere quello di uniformare tutti i Master 1000 su 10 giorni in versione combined con la WTA, proprio come Indian Wells. Pur non amando i tabelloni con molti “bye” come quelli a 96 giocatori (ideale tecnicamente far partire tutti con lo stesso numero di match), potrebbe essere un tentativo per dotare ogni 1000 di una rilevanza superiore, ed anche qualche giorno di stacco tra il loro inizio la fine degli eventi precedenti, stando sempre attenti a non inserire due tornei mille uno dietro l’altro. Per questo intervento servirebbe in ogni caso lavorare sull’intera stagione.

Il tennis sta vivendo un momento intenso e vitale, di crescita, sostenuto dalla presenza di campioni epocali che hanno portato il movimento a picchi di interesse e numeri senza precedenti. Proprio per questo è il momento ideale per non restare fermi, investire e migliorare il circuito, avendo anche il coraggio di fare scelte importanti per preservarne il fascino, senza vaneggiare su stravolgimenti come alterare il punteggio, match a tempo o altre amenità inutili. Se il tennis è stato capace di diventare così globale, amato e seguito, non lo si deve certo a strampalate novità ma alla sua bellezza insita nella sua unicità, che è tutta da preservare e valorizzare. Anche cercando di far crescere in modo razionale e non antistorico il tour dei Master 1000.

 

Marco Mazzoni

@marcomazz


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13 commenti. Lasciane uno!

Much (Guest) 14-03-2015 07:33

Grazie, Marco!
Volevo chiederti (o a chi lo sapesse) come sono riusciti ad Indian Wells a coinvolgere praticamente tutti i Top10 anche per il doppio? Davvero straordinario!

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Koko (Guest) 14-03-2015 00:09

Scritto da Ricca
Allora okay accettare uh torneo 1000 su erba, sia per maschi che femmine e già che quest’anno ci saranno 2 atp 500 è qualcosa, però risparmiate la terra! Eliminate tornei sul cemento o aggiungeteli ma non abolite la poca terra che è rimasta, soprattutto per le ragazze( Roma madrid e Parigi poi basta). Riguardo ai tornei i da 10 giorni ben vengano, eliminerebbero alcuni 250 bruttissimi oppure non so potrebbero incastrarne 5 a settimana. il quinto slam sarebbe carino da inserire però magari più a Pechino che a Shanghai.

Ok ma il tennis nasce su erba e dunque se si dovesse scegliere un ritorno al tennis classico (giocabile solo nel periodo estivo) ci starebbe il sacrificio della terra. Terra che magari potrebbe trovare uno sfogo maggiore in indoors fuori dalla stagione del bel tempo.

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Ricca (Guest) 13-03-2015 16:20

Allora okay accettare uh torneo 1000 su erba, sia per maschi che femmine e già che quest’anno ci saranno 2 atp 500 è qualcosa, però risparmiate la terra! Eliminate tornei sul cemento o aggiungeteli ma non abolite la poca terra che è rimasta, soprattutto per le ragazze( Roma madrid e Parigi poi basta). Riguardo ai tornei i da 10 giorni ben vengano, eliminerebbero alcuni 250 bruttissimi oppure non so potrebbero incastrarne 5 a settimana. il quinto slam sarebbe carino da inserire però magari più a Pechino che a Shanghai.

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Alessandro6.9 13-03-2015 15:49

L’articolo è un concentrato di riflessioni interessanti e di alcuni omissis. Mi spiego meglio, provando a fare un calcolo sulle settimane di gioco.
Supponiamo si arrivi, come si auspica a un numero di master 1000 di 11/12 a stagione. Supponiamo si riesca anche a razionalizzarli meglio. Supponiamo pure che tutti i master 1000 si giochino su 10 giorni. In ultimo assumiamo che siano dei combined.
Durante l’anno si gioca per 45/46 settimane. Significa che tra slam e master mille ci sarebbero 22 o 24 settimane in calendario per master mille + 8 settimane di slam. 28/30 settimane su 45 di calendario.
In 15/17 settimane di calendario si dovrebbero disputare circa 10 atp500 e 30 atp 250, la coppa davis e il master di fine anno.
Ossia su 2/3 dell’anno 16 tornei, su un terzo dell’anno 45 tornei + coppa davis e master. Già qui sarebbe un discorso difficile da realizzare.
Ok pensare, come già stato scritto che a livello biennale si faccia la Davis, ammettiamo che si faccia in anni dispari per non accavallare in un anno Davis + Olimpiade, eventi che richiderebbero almeno 4 settimane. L’anno della Davis e l’anno dell’Olimpiade si incastrano male, perché i 2 eventi si inseriscono in un calendario abbastanza saturo.
Quello che voglio dire è questo: oggi come oggi sarebbe realizzabile soltanto una razionalizzazione del calendario.
Difficile il 5 slam. Se si fa un 5 slam, non si possono aumentare i 1000 e neanche è possibile distribuirli su 2 settimane.
Difficilissimo aumentare i 1000. Al massimo si può arrivare a 10 ATP 1000, ma oltre è complicato. Se si aumentano si deve accettare che non tutti siano obbligatori e non tutti siano allo stesso piano.
Inoltre distribuirli su 2 settimane presenta parecchi rischi. Si avrebbero 15/16 settimane dell’anno dove giocano 16 tennisti dei primi 100. Gli altri 84 che fanno? Giocano challenger? Perché non credo che l’ATP con una mano punti a creare interesse sugli eventi migliori e con l’altra diluisca quell’interesse inserendo nelle seconde settimane dei tornei maggiori (1000) in concomitanza atp250 per gli altri tennisti.
Altro problema Montecarlo: combined anche per le donne? La struttura forse non è in grado di supportare come organizzazione un combined. Allora che si fa? La si degrada?
Tutti i discorsi sull’ampliamento del calendario mi pare abbiano grosse complicazioni. Penso che si possa lavorare più sulla razionalizzazione, cosa che non è per niente semplice se si dovessero distanziare i 1000 l’uno dall’altro e almeno a 15 giorni dagli slam.
Insomma, non è facile costruire un calendario con un numero di eventi più importanti di quelli che ci sono adesso. Il sistema potrebbe implodere per la carenza di interesse nei tornei ATP minori e nel circuito challenger

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Koko (Guest) 13-03-2015 14:51

Scritto da Tweener
Bell’articolo.
Condivido anche l’ idea di giocare Roma su 2 settimane,come i Master 1000 americani,adeguando i servizi del torneo (realizzando finalmente una copertura mobile sul centrale!).
Visto che a Tiriac piacciono le innovazioni,credo che sia giunto il momento per adeguare il calendario ad un Master 1000 sull’erba proprio a Madrid.
Il torneo spagnolo a spesso una grande carenza di pubblico e un innovazione di quel genere potrebberlo risollevarlo garantendo giocatori e qualità dello spettacolo elevata.

Sicuramente sarebbe applicabile ma tra non meno di 5 anni con il ritiro di Nadal e Ferrer e con un generazione di Ispanici da rapido. Una Muguruza valida a Wimbledon darebbe una forte accelerata a questo processo di trasformazione.

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jimmijo (Guest) 13-03-2015 14:10

@ tennista (#1289890)

Piacerebbe anche a me ma per motivi televisivi e per pressioni dei top player non si farà mai. Cmq credo che Miami rischi seriamente di sparire a favore di Dubai che nel caso diventa un mille e si giocherebbe prima dell’altro mille di indian wells

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biglebowsky (Guest) 13-03-2015 14:03

Scritto da tennista
Le idee del pezzo (ottimo) sono molto condivisibili, anche se non amo i tornei misti M e F. Però forse l’ATP non avrà mai la forza per spostare alcune date ed eventi, anche se sarebbe ideale farlo.
Io però forse farei meno Master 1000 e giocati come gli slam tutti 3 su 5 dal primo turno allora sì che avrebbero un valore vicino agli slam. Guardate la davis che spettacolo fantastico ha proposto lo scorso weekend non a caso giocando su cinque set

spettacolo fantastico?
credo non ci sia stata una partita preferibile a un quarto di finale di un normale master 1000……o sbaglio?

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Tweener (Guest) 13-03-2015 13:51

Bell’articolo.
Condivido anche l’ idea di giocare Roma su 2 settimane,come i Master 1000 americani,adeguando i servizi del torneo (realizzando finalmente una copertura mobile sul centrale!).
Visto che a Tiriac piacciono le innovazioni,credo che sia giunto il momento per adeguare il calendario ad un Master 1000 sull’erba proprio a Madrid.
Il torneo spagnolo a spesso una grande carenza di pubblico e un innovazione di quel genere potrebberlo risollevarlo garantendo giocatori e qualità dello spettacolo elevata.

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tennista (Guest) 13-03-2015 13:32

Le idee del pezzo (ottimo) sono molto condivisibili, anche se non amo i tornei misti M e F. Però forse l’ATP non avrà mai la forza per spostare alcune date ed eventi, anche se sarebbe ideale farlo.
Io però forse farei meno Master 1000 e giocati come gli slam tutti 3 su 5 dal primo turno allora sì che avrebbero un valore vicino agli slam. Guardate la davis che spettacolo fantastico ha proposto lo scorso weekend non a caso giocando su cinque set

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Giorgionerer (Guest) 13-03-2015 12:40

Ottimo articolo. Mi piace molto l’idea dei 10 giorni combined, meno quella di aumentare il numero. non perchè non sia possibile (Brasile, Messico, Dubai, Giappone li vedo molto papabili) ma perchè il calendario è fatto di soli 365 giorni.
Non condivido solo l’analisi su Madrid. Lo trovo un torneo assolutamente inutile, tenuto in piedi solo dai soldi di un miliardario. non ha fascino, la struttura è orribile e il pubblico è scarsissimo. Sarebbe meglio forzare una migrazione verso altri lidi (Acapulco, Tokio o Rio). Non credo in Germania comunque. It’s only Business

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andre948 13-03-2015 12:29

Per fare quello che dici te quindi master 1000 di 10 giorni magari aumentandone anche il numero dovresti per forza di cose o abolire la Coppa Davis(impossibile), o ridurre notevolmente gli ATP 500 e 250(più facile anche se il problema sarebbe di chi ha già pagato la data)

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Sc Hermulheim 13-03-2015 11:35

Innanzitutto complimenti per l’analisi.
Personalmente ritengo che il calendario così com’è vada bene e che l’introduzione di una quinta (o sesta,considerando Newport) settimana su erba,si sia fatto un gran passo avanti.
Spero inoltre,da nostalgico,che i tornei con più tradizione,come Roma,Montecarlo o anche Miami,resistano per più tempo possibile ai mercati”emergenti”,a meno che ,come scritto da Mazzoni,non si vogliano “upgradare”(passatemi il termine)alcuni tornei come Dubai,Rio o Tokyo,senza toccare gli altri tornei.
Io proporrei un alternanza Halle-Queens per un decimo 1000 su erba,anche se credo sarebbe abbastanza dura,specie economicamente contrastare altre realtà che chiedono la stessa cosa.

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rovescio lungolinea (Guest) 13-03-2015 10:32

Un articolo bellissimo, di alto profilo.

Ottimo Marco, giornalista tecnico e politico del tennis.

In questi momenti di confusione mediatica è possibile leggere trattati di filosofia in mezzo alle barzellette e alle vignette.

E’ la multi-culturalità che avanza, direi, cioè quella che resta.

Grazie a te e a chi gestisce questo zibaldone che è un po’ porto di mare.

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