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I campioni del futuro: Alexander Zverev

02/12/2014 09:52 9 commenti
Alexander Zverev classe 1997, n.137 del mondo
Alexander Zverev classe 1997, n.137 del mondo

20 aprile 1997: una data che gli appassionati tedeschi di tennis sperano possa diventare un punto di riferimento importante per il benessere del loro movimento tennistico nella speranza di ritornare ai fasti di una volta, quando Stich, Becker e Graf monopolizzavano le prove del Grande Slam. Quel giorno nasceva Alexander Zverev, fratello d’arte di Misha, numero 1 del ranking ITF junior, vincitore nella sua invidiabile carriera da juniores fra l’altro del Trofeo Bonfiglio, finalista al Roland Garros, Us Open e Orange Bowl nel 2013 e trionfatore nella prima prova Slam disputata in Australia, vincendo la finale contro la baby speranza a stelle e strisce Stefan Kozlov: un momento in cui è iniziata effettivamente la sua carriera da pro.

Un 2014 che, come in altri eclatanti casi (Kyrgios, Coric…) ha permesso a Zverev di entrare a piè pari nel circuito dei grandi, cogliendo in una specifica parte della stagione, una serie di risultati impressionanti che ha creato attorno a lui un’attenzione mediatica che in Germania non si avvertiva da diverso tempo. Il problema però a mio avviso sta proprio qui: gli ottimi risultati ottenuti da Zverev hanno avuto per il giovanissimo tennista teutonico un ruolo in parte controproducente, catapultandolo di fatto nell’elite del tennis senza quella crescita graduale che sarebbe stata da lui sicuramente meglio gestita.

Un 2014 da 39 vittorie e 29 sconfitte: dopo una prima parte di stagione di ambientamento tra qualificazioni challenger e un paio di primi turni, Zverev diventa una considerevole realtà al challenger casalingo di Braunschweig a luglio, un torneo paragonabile a molti ATP250 sia per appeal che per parco giocatori ai nastri di partenza, dove Alexander a soli 17 anni e pochi mesi diventa uno dei tennisti più giovani di sempre ad aver conseguito un torneo di tale categoria, dopo aver battuto in ordine Tobias Kamke, Nils Langer, Joao Sousa, Andrey Golubev e Paul Henri Mathieu. Un’onda lunga che lo porta ad Amburgo dove, sulle ali dell’entusiasmo, arriva fino a un’inattesa semi finale, divenendo il primo under 18 a raggiungere un traguardo di tale prestigio dai tempi di Marin Cilic a Gstaad nel 2006. Un ATP500 che lo vede sconfiggere Robin Haase al primo turno, Mikhail Youzhny al 2T, Santiago Giraldo al terzo, ancora Tobias Kamke nei quarti di finale prima di cedere nettamente a David Ferrer nel penultimo atto del torneo. Un risultato eccellente ma dal peso specifico forse ingombrante: è lì infatti che Zverev lascia energie preziose e dove arresta (momentaneamente) la sua crescita esponenziale a livello di risultati; forse un “peso” del genere è stato troppo grande da gestire per le giovani spalle del tennista di Amburgo, ma a quel momento d’oro fanno seguito alcune battute d’arresto preoccupanti, non tanto per l’esito negativo quanto per le modalità in cui queste si verificano.
Un giovane colosso di quasi 2 metri di altezza che dopo gli exploit in terra casalinga si scontra con la realtà di sconfitte molto nette a Umago contro Montanes e contro Schwartzman a Kitzbuhel (anche un 6/0 incassato), per fallire poi le qualificazioni sul cemento americano sia a Cincinnati che a New York: un comprensibile sbandamento per un ragazzino divenuto grande ex abrupto.

Zverev si riprende leggermente al challenger di St. Remy, dove ritrova il suo tennis e la vittoria, quelle affermazioni magari che non sono uniche e irripetibili ma che comunque fanno morale: quarti di finale (persi) contro Pierre – Hugues Herbert in 3 set, dopo le vittorie nuovamente contro Mathieu e David Guez, prima di giocare malamente però gli appuntamenti di Istanbul, Smirne e Orleans.

Al challenger di Mons a inizio ottobre nei quarti di finale si scontra con il muro invalicabile rappresentato dall’idolo locale David Goffin ma batte Ilija Bozoljac e Dustin Brown, continuando poi un mese giocato a corrente alternata con il 1T perso al challenger di Rennes con Dudi Sela, le qualificazioni fallite al turno decisivo con Daniel Brands a Vienna e un primo turno lottato a Basilea con Grigor Dimitrov.
L’attuale numero 137 del mondo, che aveva chiuso il 2013 attorno all’800esima posizione del ranking, per il 2015 dovrà lavorare soprattutto sull’aspetto mentale, per quella classica prova del nove in cui il riconfermarsi è impresa decisamente più ardua dell’arrivare in cima. I mezzi non mancano di certo, la solidità dei colpi va ovviamente affinata, con un timing nei fondamentali che appare già variabile importante nel suo tennis, per una carriera da predestinato dal futuro luminoso: appare lampante che bisognerà solo creare una base psicologica forte per sostenere il mare magnum di aspettative che ancora di più il prossimo anno cadranno su di lui. I più forti devono sempre vincere e i campioni del futuro devono diventare tali nel minor tempo possibile.


Alessandro Orecchio


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9 commenti. Lasciane uno!

manuel (Guest) 02-12-2014 19:11

mah,non lo mai visto come quel giocatore che meriterebbe la top 10,tranne in certe partite,e pi lui ha fatto un super torneo ad amburgo e poi per il resto ha fatto poco o nulla e questo credo che nessuno nonl’abbi notato,a differenza di coric.

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Ken_Rosewall 02-12-2014 17:21

lo preferisco a Coric, almeno stilisticamente, poi si vedrà :cool:

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cataflic (Guest) 02-12-2014 15:28

Per me è un predestinato ai vertici assoluti…ricordiamoci che è un ’97….
Ha già dimostrato che quando il suo tennis gira anche con le pochezze muscolari dovute all’età è in grado di stendere molti top, almeno sulla terra e per me quando avrà raggiunto la maturità e acquistato un po’ di mobilità in più(non sarà mai un fulmine, ma neanche un airone semovente! )avrà un ritmo difficilmente sostenibile per quasi tutti.
La testa non la giudico anche se Coric in questo è di un altro pianeta.

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Patoschi (Guest) 02-12-2014 14:31

Nessun genio che scrive “altro che Quinzi”?

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guidoyouth (Guest) 02-12-2014 14:15

gran bel tennis, rovescio spettacolare, dritto buono ma può lavorarci, servizio importante.
forse però è cresciuto troppo in altezza e pagherà in termini di mobilità.

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Cilicio (Guest) 02-12-2014 13:33

è il più forte di tutti, ha una pesantezza di palla clamorosa per l’età che ha, con entrambi i fondamentali, e un grande servizio tra l’altro. solo questione di tempo e di migliorare tatticamente ma le basi le ha tutte ed è quella la cosa più importante, a differenza di qualcun altro…

4
Pier (Guest) 02-12-2014 13:20

Non si potrebbe fare un scambio 3 x 1 ?
Noi cediamo : baldi, quinzi e virgili e ci naturalizziamo Zarev !!!!

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Roby (Guest) 02-12-2014 12:56

Ha grandissimo talento diventerà un top ten!!!

2
Clemmybegood (Guest) 02-12-2014 11:26

L’anno prossimo sarà difficilissimo per Zverev: duro confermarsi. Fragile psicologicamente?

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