Resoconto da Brescia Challenger, Copertina

Il grande sogno di Berrer

14/11/2014 20:40 1 commento
Michael Berrer classe 1980, n.148 ATP
Michael Berrer classe 1980, n.148 ATP

A 34 anni, il tedescone lotta come un forsennato. “Voglio che i miei figli mi vedano giocare contro un big”. Batte Hernych in un quarto di finale tra ultra-trentenni. “Sarà sempre più difficile vedere 18enni tra i top-100”.

“Sogno”. Michael Berrer ha ripetuto questa parola tre volte in pochi secondi. “Il tennis è il mio sogno”. Lo racconta dopo aver raggiunto la semifinale al Trofeo Città di Brescia, l’ennesima di una brillante carriera nel mondo challenger. Ne ha vinti dieci, di cui nove sul cemento indoor. Gronda sudore, ma è felice come un bambino e ha voglia di parlare, raccontarsi. Raccontare il suo sogno. “Vorrei tornare tra i top-100 e rigiocare gli Slam. Vorrei che i miei due figli mi vedano giocare in un grande stadio contro un campione come Federer, Nadal, o Djokovic”. Ci vorrà costanza e un pizzico di fortuna, perchè il tedescone di Stoccarda (è alto 193 centimetri, secondo il sito ATP pesa un quintale) è sceso al numero 148 ATP. Ma il suo entusiasmo è travolgente. Quando gli si chiede come fa ad avere così tanta energia e motivazione nonostante i 34 anni, non servirebbero parole. Basterebbe guardarlo negli occhi. Ma Michael, vincitore per 7-6 6-4 su Jan Hernych in un match tra “vecchietti” (hanno 69 anni in due), ha una gran voglia di parlare. “Quando ho finito il liceo, ho proseguito gli studi per tre mesi, ma ho smesso subito perchè avevo un sogno: fare il tennista professionista. Per fortuna ho avuto il sostegno della mia famiglia, e dopo tanti anni mi piace ancora fare questa vita. Adoro svegliarmi la mattina e andare ad allenarmi, anche se sono cambiate tante cose. Ho avuto due figli e mi sono laureato in psicologia dello sport. Inoltre ho un’accademia e spero di essermi costruito un percorso per la vita dopo il tennis. Ma prima voglio ancora togliermi qualche soddisfazione”. Berrer, mancino, adotta con frequenza il serve and volley ed è affascinante vederlo giocare. Solitamente è uno stile di gioco per tennisti leggeri, ma lui è sorprendentemente agile per la sua stazza.

TENNIS, UNA QUESTIONE DI TESTA

Era talmente felice da alzare il braccio al cielo dopo il successo. E’ davvero un esempio per dedizione e motivazione. Anche in virtù della sua laurea (conseguita a Phoenix, Arizona), è la persona adatta per spiegare come mai ci sono così tanti over-30 tra i top-100. “Il tennis è uno sport molto difficile. Io ho studiato psicologia dello sport e posso dire che bisogna sviluppare tante capacità, non solo tecniche, ma anche fisiche e mentali. Bisogna prendersi cura del proprio corpo, mangiare bene e avere un buon preparatore atletico. Le nuove metodologie di allenamento e preparazione hanno allungato le carriere. E’ una vita difficile, bisogna viaggiare molto, si gioca su superfici diverse e ci vuole una certa maturità. A 30 anni sei certamente più maturo, per questo non credo che in futuro vedremo molti 18enni tra i top-100. Credo che sia quasi impossibile”. Nel frattempo va a caccia del successo a Brescia, dove se la vedrà con Farrukh Dustov, che nell’altro match di giornata ha superato Denis Matsukevitch col punteggio di 6-3 7-6. Da questo torneo potrebbero arrivare punti d’oro per avvicinarsi al sogno: tornare a giocare negli Slam. “E’ la prima edizione di questo torneo, per essere la prima sta andando tutto bene – dice Berrer – la gente è simpatica e il cibo è ottimo. Il campo è molto veloce, oserei dire troppo, ma alla fine riesco ad adattarmi molto bene. D’altra parte il tappeto è steso su un parquet di legno, non si poteva fare diversamente”. Berrer ha un po’ d’Italia nel cuore, perchè ha ottenuto la sua miglior classifica (n. 42) quando era allenato da Claudio Pistolesi. Da allora sono passati quattro anni. “Con Claudio va tutto molto bene. Nella vita bisogna anche saper perdonare. Non ci siamo lasciati nel migliore dei modi, ma sono ancora convinto che sia uno dei migliori allenatori al mondo. Abbiamo un ottimo rapporto e quando lo vedo sono sempre felice. Penso che sarebbe bello ritrovarci l’anno prossimo e magari vivere un altro torneo insieme. Chissà, nella vita non si può mai dire. Claudio è davvero un’ottima persona”. Curiosamente, anche Farrukh Dustov ha avuto a che fare con Pistolesi: fu proprio lui, nel 2002, a portarlo in Italia dove poi si è allenato per diversi anni. In attesa della super sfida tra Troicki e Brown, festeggia la semifinale l’ucraino Illya Marchenko. Nel quarto di finale degli outsider, ha battuto Austin Krajicek con il punteggio di 6-3 7-6. Curiosamente, in tutto il 2014 non aveva raggiunto neanche una semifinale a livello challenger.


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1 commento

manuel (Guest) 14-11-2014 20:47

grande combattente,c’e ne sono pochi come lui.

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