Spacca Palle - Numero 38 ATP, Copertina, Generica

Spacca Palle: l’esplosione di David Goffin, il “Piccolo Kafelnikov”

23/10/2014 12:27 12 commenti
David Goffin classe 1990, n.28 del mondo
David Goffin classe 1990, n.28 del mondo

Vivere i primi giorni di uno Slam è una piccola meravigliosa follia. Ti confondi e smarrisci in una moltitudine festosa e disordinata, che affolla i tanti campi dove si svolgono in due (o tre) giorni ben 128 match. Il programma del mio day 1 a Roland Garros 2014 era davvero complicato: troppi i giocatori da scoprire e seguire in contemporanea. Sul 2 c’era Thiem, una novità assoluta quindi in cima alla lista; ma nemmeno potevo trascurare Klizan – Nishikori sul “mio” campo 1, come il derby ceco Vesely – Rosol sul 10. In questi incroci impossibili, segnato in giallo sullo schedule c’era pure Melzer vs Goffin sul 3, altro campo meraviglioso. Fila chilometrica per entrare ma c’è l’accesso facilitato per la stampa. Entro a metà del secondo set, Jugen è avanti. Due talenti molto diversi, in tutto, accomunati solo dall’esser rientrati da poco da lunghi stop per seri infortuni. Il match avanza a strappi, tanti errori ma anche scambi ricchi di talento. Melzer pare più centrato, adora questi campi dove s’è issato in semifinale nel 2010. Goffin reagisce, si scuote. La sua racchetta vola nell’aria veloce come i suoi piedi, alcuni rovesci lungo linea tagliano il campo a spezzare gli scambi. La gradevole brezza parigina smuove il suo ciuffo biondo, a scoprirne la maschera inespressiva del volto, che pare come illuminarsi, accendersi dopo quelle fiammate tecniche che scuotono anche i gruppi di connazionali, facilmente riconoscibili per i cappellini nero-rosso-gialli. Goffin vince il secondo set 7-5. Resto ancora qualche game su quel campo che poi lascerò a malincuore, seguendone con pathos il livescore appostato altrove. I miei occhi osservano altri giocatori e giocatrici degni di nota, ma mentalmente per tutto il giorno non riesco staccarmi dai colpi di Goffin, dalla leggerezza del suo tennis, dall’eleganza del gesto che non ritroverò altrove. Alla fine il belga perderà quel match, segno di una condizione ancora lontana e che ha stentato a ritrovare fino a Wimbledon. Ma in quel preciso match ho avuto la netta sensazione che il tennis di David forse tornato eccome, forse ancor più completo e potenzialmente vincente. I suoi risultati dopo i Championship sono qua a dimostrarlo. Sui prati di Londra Goffin perse al primo match del torneo, troppo complicato battere il campione in carica Murray inaugurando il sacro centre court. Ma dopo quella battuta d’arresto David ha iniziato una cavalcata travolgente, fatta di continue vittorie e rarissime sconfitte che in quattro mesi l’ha portato dal n.105 del ranking all’attuale n.28. Tre Challenger vinti sulla terra europea, senza nemmeno perdere un set. Quindi l’ATP 250 di Kitzbuhel, vinto battendo ottimi avversari come Kohlschreiber e l’emergente giocatore di casa Thiem. Si sposta quindi sul duro USA, dove passa le quali e fa quarti a Winston-Salem, e terzo turno a Flushing, battuto da Dimitrov. Salito già al n.46 del ranking, due facili vittorie in Davis contro gli ucraini e via nei tornei indoor, dove la perfezione e velocità delle condizioni lo esaltano di nuovo. Vince il 250 di Metz, rimontando l’idolo di casa Tsonga, e quindi il Challenger di casa a Mons, dove riceve un abbraccio caloroso dal suo pubblico. Una striscia clamorosa di 39 vittorie e 2 sconfitte, a cui vanno aggiunte i successi di questa settimana contro Thiem e Dodig a Basilea. Anche se perdesse contro Raonic (o Young) domani, lunedì toccherà un nuovo meritatissimo best ranking. Questa evoluzione mi lascia pensare che i margini di crescita siano ancora interessanti.

Eppure per molti Goffin era solo un “piccolo tennista”, un buon talento ma inadatto a gareggiare ad armi pari contro le corazzate che dominano il tour, troppo penalizzato dalla scarsa potenza del suo fisico minuto. Il sito ATP dice 180 cm per 68 kg. Dati come sempre un po’ generosi, che vanno probabilmente tarati un filo al ribasso, sia in altezza che nel peso.

Vero che il nostro amato tennis è sempre più sbilanciato sul lato atletico, sulla consistenza e sulla forza, ma per fortuna resta ancora uno sport dove la destrezza, la velocità d’esecuzione e di pensiero hanno una valenza forte; qualità che se si riescono ad esprimere al top possono ancora creare una differenza importante. Basta vedere gente come Dolgopolov, tanto per dirne uno baciato più dal talento che dalla forza, o Nishikori. Goffin ha tutto quel che serve per potersi inserire a questo livello, nella top20, pronto a giocare grandi partite contro grandi giocatori nei grandi tornei, e provare a vincerle usando le sue armi tecniche, la sua velocità di base e la sua enorme facilità di gioco.

In questo momento il belga ha una condizione psicofisica ed una fiducia assoluta. Sulla scia delle continue vittorie, sta vivendo una sorta di Nirvana sportivo che lo porta a giocare talmente sicuro dei propri mezzi e libero da tensioni e paure da far correre i suoi colpi quasi magicamente, a trovare vincenti straordinari e reagire anche nei momenti più difficili. Non sarà sempre così. E’ possibile che arrivi un calo di forma fisica (e speriamo non infortuni, visto che ha già pagato un prezzo alto col polso), o qualche pausa mentale. Con la sua classifica inoltre giocherà da qua in avanti tutti i grandi tornei, dove dovrà affrontare problemi tecnici ed agonistici superiori, e reggere a pressing violenti ed arrotatissimi di gente tostissima come Nadal e soci. Ma eccetto alcuni incroci che sembrano sulla carta proibitivi, il talento e la diversità di Goffin potrebbe sorprendere più di big, ancor più se il piccolo talento belga continuerà nella crescita e sviluppo che l’ha portato ad arrivare a questo livello, tecnico e mentale.

Infatti Goffin è molto cresciuto rispetto a quel giocatore veloce e geometrico che affrontò e battagliò contro Federer negli ottavi di Roland Garros 2012. Roger perse il primo set, costretto ad elevare al massimo la qualità del suo tennis per rimontare e superare il giovane rivale. A fine match Roger disse: “Mi sono divertito molto a giocare contro David, mi ha impressionato. E’ scattante, arriva sempre prima sulla palla ed è evidente la sua sensibilità. Se non lo metti in difesa e riesce a giocare con i piedi vicino alla riga di fondo può trovare angoli molto interessanti e metterti in grande difficoltà. Ha un grande potenziale”. Un battesimo non banale, ma Goffin poi è andato a strappi, tra buone prestazioni e battute d’arresto. Mancava intensità, a volte anche fiducia. Fino ad agosto 2013 quando si è fermato per un serio guaio al polso, forse la parte del corpo più delicata in assoluto per un tennista, quella che ti fa perdere sensibilità di tocco e sicurezza nella spinta, proprio le sue doti. A volte però un male può trasformarsi in qualcosa di positivo se c’è la forza e intelligenza per approfittare della situazione negativa.

Goffin ha capitalizzato i mesi off-tennis lavorando molto, e bene. Ha recuperato all’infortunio, ha lavorato sulla struttura fisica (rafforzata) senza perdere un centesimo in velocità e reattività. Ha fatto un reset importante sul piano mentale, riuscendo a trovare nuova convinzione dei propri mezzi, iniziando a credere che nelle sue corde c’era proprio tutto quel che serve per battagliare con armi diverse contro rivali assai più prestanti e aggressivi. Vincendo partite ha materializzato quella solidità e continuità che mancava ad un tennis molto completo sul piano tecnico, figlio della straordinaria scuola belga, che nel giro di un paio di lustri ha portato a primeggiare gente come Henin, Clijsters, Malisse, lo stesso Rochus che tecnicamente era un tennista fantastico. Una scuola eccellente, che sa lavorare sulla tecnica bene quanto quella dei cugini francesi, e che ha saputo aspettare e lavorare di cesello, senza stress o isterismi, arrivando a grandi risultati. Del resto il tennis era proprio nel destino di David. Figlio di un maestro, ha iniziato a 5 anni. Raccontava divertito: “Il mio idolo è Federer, ma la mia passione è iniziata ancor prima. Da piccolo giocavo tutto il tempo con mio fratello Simon dietro casa, dove avevamo allestito un piccolo campetto. Erano match interminabili: io ero Agassi, lui Sampras. Si giocava tutto il pomeriggio, fino a buio, tanto che mio padre ci invitava a tornare dentro, ma noi rispondevamo …Papà siamo 5 pari al quarto, non possiamo lasciare adesso!!!”. Una passione vera, forte, che dal primissimo lavoro col padre l’ha portato al centro federale, affinando un talento innato.
Ricordo distintamente anche il mio primo contatto con Goffin, era la finale del Bonfiglio 2008. Un sabato uggioso, con pioggia fine e maledetta che rese il centrale del TC Milano una sorta pantano. Troppo svantaggiato un gracile Goffin in quelle condizioni contro il fisico poderoso dell’argentino Pella, che lo sovrastò sul piano della spinta violentando palle bagnate e pesanti. Ma gli swing puliti e veloci del belga mi colpirono mortalmente, come la sua pulizia di impatto e gli angoli che riusciva ad imprimere, anche se costantemente in difesa. Mi venne subito da chiamarlo “il piccolo Kafelnikov”, così regale ed elegante nel gesto, anche se con aspetti tecnici un po’ diversi, soprattutto nel dritto. Del grande russo mi ricordò la facilità con cui impattava, la compostezza ed eleganza, la leggerezza. Così come la sua palla, che correva via pulita, retta; ed anche come l’approcciava, con un gioco di piedi educato, quasi da apparir lento.

Nonostante la cilindrata da “mini car”, Goffin fin da allora non ti dava mai l’impressione di durare fatica, ma la palla gli correva tanto in rapporto alla potenza del fisico. Nessun mistero, solo impatti con timing eccezionale e con velocità d’esecuzione da campione. E’ stato capace di sviluppare una tecnica di gioco classica con qualche tocco di personalizzazione, come per l’uso del gomito nel caricare ed entrare nella palla col dritto, e nella stessa chiusura, diversa da quella che si vede in giro. Il suo rovescio poi è di una bellezza assoluta: veloce, compatto, senza alcuna dispersione di forze, a trovare un impatto ideale per posizione, a cogliere tutta l’inerzia della palla in arrivo. Proprio il tempo sulla palla, la coordinazione e la velocità di esecuzione riescono a compensare la sua relativa potenza, tanto che i suoi colpi sono sì leggeri, ma veloci. E ti tolgono il tempo, perché colpiti sempre con grande anticipo. Proprio i suoi tempi di gioco sono forse la sua vera differenza, la sua maggiore qualità. E’ un coordinato naturale, anticipa tanto, sa cogliere il momento per spingere e quello per ribaltare lo scambio da difesa ad attacco, come scendere a rete dopo un colpo insidioso; oppure è un maestro nell’avanzare in contro tempo, sfruttando la sua incredibile velocità in campo. E’ veloce e legge lo scambio, sembra quasi “vedere prima” quel che accadrà. Insieme alla facilità nel trovare l’angolo stretto e nel cambiare direttrice allo scambio, riesce a compensare i limiti di spinta. Il suo mix di qualità lo porta a comandare il gioco fin dalla risposta (forse il colpo migliore, e che nel tennis attuale è quello che fa più la differenza in assoluto), a passare da difesa ad attacco, a rubare tempo e spazio al rivale. Nel 2014 è cresciuto in ogni aspetto, inclusa la battuta: è così coordinato e veloce, con un gesto tanto pulito e naturale, che riesce a servire palle molto rapide e precise nonostante l’altezza. Sensibile come pochi, trova ogni angolo, cercando soprattutto lo slice esterno per aprirsi il campo e comandare il gioco, sorprendendo poi il rivale anche con improvvise botte al centro o qualche kick per allontanarlo dalla riga di fondo.

Vedere giocare Goffin è vero piacere per gli occhi. Non nascondo la mia simpatia per David, altro dei “cavallini” che seguo con interesse e passione perché porta nel nostro mondo un tennis squisito sul piano tecnico e non dominato dalla forza, ma dalla qualità e dall’eleganza. Ho sempre sperato, fin da quel giorno di maggio 2008, che Goffin potesse farcela, che la leggerezza del suo tennis potesse rivaleggiare alla pari contro i migliori. Ce l’ha fatta, ma non sarà facile reggere a questi ritmi, qualità ed intensità. Temo che non sarà scontato reggere fisicamente a questo livello, e preservarsi dagli infortuni dovendo spingere a tutta la macchina del suo corpo. Il suo gioco è affascinante ma difficile. Ancor più che ad altri giocatori, è necessario che tutti gli ingranaggi siano ben oliati ed efficienti, visto che non ha un colpo con cui può fare da solo la differenza, oppure sperare di vincere di lotta e puro agonismo. Eppure può ancora crescere, può aggiungere qualche soluzione nuova, rafforzare dritto e servizio, ed inventarsi degli schemi ancor più efficaci.

Gli auguro entrare presto nei top20 e di restarci a lungo, perché con lui in campo al massimo livello è quasi impossibile assistere ad uno spettacolo banale.

 

Marco Mazzoni


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12 commenti. Lasciane uno!

Igor72 (Guest) 25-10-2014 21:03

Caro Marco Mazzoni ho letto con grande piacere il tuo bellissimo articolo ! Purtroppo oggi non sono riuscito a vedere il match tra Coric e Goffin… ho solo visto gli ultimi game di Federer e Karlovic ! Per oggi lasciamo un momento da parte gli ennesimi complimenti al maestro Roger ed esaltiamo il talento e la classe di questo “piccolo” grande talento belga ! Anche io per la prima volta vidi questo ragazzino un pò mingherlino alla finale del Bonfiglio del 2008 e dissi a mio padre… questo diventerà forte ! E domani finale con sua Maestà… sarà difficile ma auguro a David di raggiunge alti traguardi come la sua grande connazionale… Justine Henin !!!

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Angie (Guest) 24-10-2014 00:04

Anch’io adoro vederlo giocare. La pulizia e l’intelligenza del suo tennis ne fanno un modello eccellente da additare ai giovani tennisti.
Temo però che il suo fisico ( non è sicuramente alto 180 cm. Secondo me non supera i 175 cm.)ridotto gli renderà difficile la scalata ai primi posti del ranking. Il paragone con Gasquet tecnicamente regge ma Goffin ha un cervello assai più “fine” del divetto francese che è pure odiosetto. Comunque io faccio il tifo per Goffin. :mrgreen:

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Borna#1 (Guest) 23-10-2014 22:40

Marco quando farai un articolo su Coric?

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suro (Guest) 23-10-2014 20:13

Lo ricordo negli spogliatoi di Todi, dopo che aveva perso una partita per evidente disparita’ fisica ma nel quale si era espresso bene, alla sua maniera.
Gli dissi: good match!
Ma lui era affranto, non riusciva a capacitarei di una sconfitta che proprio non capiva … ecco, aveva ragione, ora lo sa con certezza.

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groucho (Guest) 23-10-2014 20:09

L’eleganza, la leggerezza e la precisione della penna di Marco Mazzoni mi ricordano molto l’eleganza, la leggerezza e la precisione della racchetta di Goffin.
Era da un mesetto almeno che non gustavo così tanto un articolo sul tennis.

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fabrizio (Guest) 23-10-2014 18:32

Io su Goffin mi sono espresso già, negli anni 70-80 sarebbe stato da top 5 nel tennis di oggi può arrivare al massimo ai risultati di Gasquet che è il giocatore a cui lo paragono come tipo di tennis e fisico, ma il francese mi sembra un po più talentuoso. Insomma con il tennis potente di oggi non può fare miracoli anche perché per esempio Nishikori a cui è stato paragonato è sicuramente più rapido ed esplosivo.

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zagortenay 23-10-2014 16:42

Come al solito bell’articolo prof.Mazzoni! :mrgreen:
Che dire…..a vederlo mi ricorda il Capitan America prima della trasformazione !!! :mrgreen: Ma proprio per questo vien voglia di tifare per lui!!!!! :wink:

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groucho1971 (Guest) 23-10-2014 16:25

se avessi più tempo per seguire il tennis tiferei per lui.

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guidoyouth (Guest) 23-10-2014 14:28

gran bel giocatore.

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Sylvandor 23-10-2014 14:14

Goffin è un grande, gli voglio bene :mrgreen:
Per struttura fisica e gioco mi ricorda Nishikori.

3
Alessandro6.9 23-10-2014 14:13

Crescita smisurata del belga in quest’anno e grandi parole di Marco.
Tennisticamente Goffin non si può non amare. Geometria e timing tra i più spiccati del circuito. Forse non vincerà mai slam, ma il suo modo di giocare resterà un mirabile esempio di equilibri tecnico-atletici di primissima qualità.

2
manuel (Guest) 23-10-2014 14:07

si,è un grande.bravo,bravino.il suo miglior colpo sembra tutto.elogio questo ragazzo,avrà un bel futuro.

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